• Articolo Parigi, 11 settembre 2017
  • Si riaccende la polemica in Europa

    Esperti francesi: il CETA minaccia l’ambiente e l’agricoltura

  • Il comitato tecnico messo in piedi da Macron per valutare l’impatto ambientale del CETA ha dato un sorprendente parere negativo, che il governo non può ignorare

ceta

 

Parere negativo del comitato tecnico sul CETA

 

(Rinnovabili.it) – Un altro parere negativo piomba sul cammino del CETA, il controverso accordo di libero scambio UE-Canada in via di ratifica nei paesi europei. Il comitato di esperti, messo insieme dal governo francese a luglio per valutare l’impatto sull’ambiente dell’accordo, venerdì ha emesso un giudizio piuttosto critico, sorprendendo perfino le organizzazioni non governative che avevano bollato la mossa del neo presidente come «una farsa».

I gruppo di nove esperti – economisti, esperti ambientali e di diritto internazionale –  presieduto dall’economista specializzato in questioni ambientali Katheline Schubert, docente alla Paris School of Economics, non ha lesinato critiche al CETA. Sul piano ambientale, «l’accordo manca di ambizione», poiché non incorpora il messaggio del Protocollo sul clima approvato alla COP21 di Parigi, non fissa paletti per il commercio di combustibili fossili né menziona la riduzione delle emissioni.

E anche sul capitolo più controverso, cioè la creazione di un tribunale sovranazionale per tutelare gli investimenti esteri (Investment Court System – ICS), il giudizio è negativo. Il meccanismo, che vede gli stati unicamente nel ruolo di imputati chiamati a risarcire eventuali mancati profitti delle aziende dovuti a legislazioni sfavorevoli, non è equilibrato: come sottolineato dalle campagne Stop CETA in tutta Europa, anche se formalmente la capacità di regolamentare dello stato in materia di ambiente resta intatta, vi è «incertezza» sulla possibilità di invocare il principio di precauzione nelle future controversie. In parole povere, il tribunale di esperti cui possono accedere le imprese estere potrebbe condannare un governo a risarcire i privati anche se la norma contestata risponde al principio di cautela.

 

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Il rapporto del comitato messo insieme da Macron trasmette anche le preoccupazioni degli agricoltori europei, secondo cui gli impatti di una liberalizzazione degli scambi nel settore primario porterà ad un abbassamento degli standard sanitari e ambientali, indebolendo così l’agricoltura europea. Ad esempio, nel paese nordamericano sono in vigore limiti più blandi per i pesticidi, e la quantità di sostanze chimiche ammesse è molto superiore. Stesso discorso per OGM e ormoni della crescita nell’allevamento, proibiti in UE ma legali oltreoceano. Il CETA prevede un lavoro congiunto di tecnici europei e canadesi per smussare le differenze normative su questi argomenti, con l’esplicito mandato di adattare il rigido approccio comunitario sui residui OGM negli alimenti a quello internazionale più permissivo.

 

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Il problema è che il parere degli esperti francesi arriva a trattato ormai ratificato in UE, in attesa delle ratifiche dei Parlamenti nazionali. Difficile capire cosa succederà, dal momento che la maggior parte delle raccomandazioni cetapresupporrebbe la riapertura del CETA e la rinegoziazione di alcuni capitoli cruciali. A dire il vero, durante la campagna presidenziale, Macron aveva menzionato questo scenario in caso di conclusioni negative del comitato di esperti. Forse si aspettava un giudizio di tenore diverso. Il neo presidente annuncerà la posizione dello stato il 13 settembre.

Nel frattempo, il trattato dovrebbe entrare in vigore in via provvisoria il 21 settembre. In pratica, diverranno effettivi – senza aspettare il voto dei parlamenti nazionali – i capitoli di competenza esclusiva dell’UE. Per il momento, resterà fuori dall’applicazione il tribunale speciale per gli investimenti, che investe materie di competenza concorrente tra UE e stati membri. Un tema estremamente scottante, su cui Polonia e Belgio stanno concentrando la battaglia politica. Varsavia ha intenzione di rivedere il sistema, per consentire agli stati di nominare direttamente una quota dei giudici, mentre Bruxelles ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’UE un parere sulla compatibilità del meccanismo ICS con i trattati europei.

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