• Articolo Washington, 18 luglio 2016
  • Oltre a falchi e colombe climatici, c'è una zona grigia più pericolosa

    Chi boicotta l’accordo sul clima in Europa?

  • L’inviata speciale per i cambiamenti climatici Mary Robinson accusa Germania e Gran Bretagna di sabotare l’accordo sul clima con misure ambigue, a volte anche contraddittorie

Chi boicotta l’accordo sul clima in Europa?

 

(Rinnovabili.it) – L’accordo sul clima ha regole precise perché entri in vigore: dovrà essere ratificato da almeno 55 paesi (sui 177 che l’hanno approvato alla COP21) che rappresentino il 55% delle emissioni mondiali di CO2. Quindi è normale che gli occhi siano puntati sui grandi inquinatori, Stati Uniti e Cina più di tutti perché rappresentano insieme il 38% delle emissioni mondiali. Ma bisognerebbe monitorare con attenzione anche quello che succede nel nostro cortile di casa, l’Unione Europea. Per un motivo molto semplice: la volontà dei singoli stati può non bastare. E infatti, c’è chi rema contro.

L’accordo sul clima rischia una ratifica senza l’Europa. Trattandosi di un “accordo misto”, esso prevede due passaggi: la ratifica del Parlamento europeo e quella di tutti Parlamenti nazionali. Basta che ci sia un intoppo minimo e tutto viene bloccato. Paesi come la Polonia, ancorata al carbone più di ogni altro, hanno tutto da guadagnare dal rinvio della ratifica. I “falchi” come la Francia, invece, chiedono di accelerare il processo, rimandando i negoziati sulla ripartizione degli impegni climatici a dopo il voto. E poi c’è una zona grigia che potrebbe creare ancora più problemi.

 

Chi boicotta l’accordo sul clima in Europa?Questa mattina l’inviata speciale per i cambiamenti climatici dell’ONU, l’irlandese Mary Robinson, ha apertamente criticato Germania e Gran Bretagna: stanno sabotando l’accordo sul clima. L’accusa a Berlino è di lanciare messaggi contraddittori. “La Germania sta mettendo fine ai sussidi alle fossili entro il 2018, ma il governo tedesco sta anche introducendo nuovi meccanismi per sovvenzionare le compagnie che garantiscono un apporto costante di elettricità, anche se provenienti da fonti inquinanti come diesel e carbone”.

Londra invece, accusa ancora Robinson, “ha alleggerito le tasse sugli idrocarburi che costeranno però ai contribuenti diversi miliardi entro il 2020, e ha ridotto il supporto a rinnovabili e all’efficienza energetica”. Il nuovo esecutivo guidato da Theresa May ha perfino cancellato il Dipartimento per l’energia e il climate change. Tutte misure che contraddicono lo spirito e la lettera dell’accordo sul clima. Per l’UE la ratifica continua a essere lontana.

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