• Articolo Milano, 30 novembre 2012
  • Il 4° International Forum on food and nutrition

    Cibo: 1,3 mld di tonnellate finisce nella pattumiera

  • Oltre 800 milioni di persone soffrono la fame e la malnutrizione, ma dalle tavole viene buttato 4 volte la quantità di cibo necessaria per nutrirli

(Rinnovabili.it) – Il più grande paradosso del nostro Pianeta? Quello legato al cibo. Ogni anno 36 milioni di persone muoiono per fame e ben 868 milioni soffrono di malnutrizione mentre l’altra parte del mondo getta nel cassonetto 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti perfettamente commestibili, ovvero il 30% della produzione annuale. Un quantitativo sufficiente a coprire quattro volte le necessità alimentari di tutte le persone che soffrono di fame. A ricordarci ancora una volta l’enorme contraddizione dell’umanità è il 4° International Forum on food and nutrition, organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition a Milano, presso l’Università Bocconi. La due giorni, iniziata mercoledì e terminata ieri pomeriggio, ha ospitato  un dibattito aperto sul futuro del cibo e della nutrizione, durante il quale i più importanti esperti internazionali hanno avuto modo di confrontarsi sulle sfide alimentari globali individuando importanti indicazioni e spunti di riflessione sul tema.

 

E tra gli elementi messi a fuoco durante il forum anche quello inerente la produzione di biocarburanti, la cui industria attinge ancora a piene mani dalla filiera agroalimentare. Oltre il 6% dei cereali prodotti nel mondo è destinato ad essere materia prima per i biofuel. ”La produzione di biocombustibili – ha spiegato Riccardo Valentini, membro del panel intergovernativo sul cambiamento climatico – è un’idea vecchia, con un beneficio reale di molto inferiore rispetto alle attese. Oggi sappiamo che l’efficienza energetica è del 10%, quando va bene arriva al 20%. L’idea quindi di risolvere la questione dell’autosufficienza energetica negli Stati Uniti e in Europa attraverso le agroenergie non esiste più. Proporre questo modello di sviluppo oggi all’Africa sarebbe come vender loro una automobile scassata”.