• Articolo Pechino, 29 marzo 2019
  • Pechino chiude definitivamente le frontiere ai rifiuti solidi stranieri

  • Entro il 2020, la Cina potrebbe azzerare le importazioni di materiali di scarto come alluminio, rame, acciaio e titanio

rifiuti solidi cinaNel 2018, oltre 22 milioni di tonnellate di rifiuti solidi sono arrivate in Cina dal resto del mondo

 

(Rinnovabili.it) – La Cina varerà normative stringenti riguardo l’importazione di rifiuti solidi dall’estero e punta a raggiungere l’obiettivo dello 0% di importazioni entro il 2020: l’annuncio è stato dato dal direttore della Divisione Rifiuti del Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente cinese, Qiu Qiwen.

 

Si tratta di un cambiamento radicale, iniziato già da tempo: solo lo scorso anno, la Cina ha importato 22,6 milioni di tonnellate di rifiuti solidi dall’estero, il 47% in meno rispetto all’anno precedente. Una quantità comunque eccezionale, che corrisponde all’incirca al volume di scarti in plastica prodotto annualmente da tutti gli Stati membri della Ue.

 

Nel 2018, il Governo cinese ha avviato una vera e propria battaglia al contrabbando di rifiuto con centinai di arresti in tutto il Paese. Lo scorso dicembre, l’esecutivo ha approvato l’introduzione di un divieto all’importazione di diverse varietà di scarti di acciaio, rame e alluminio a partire da luglio di quest’anno, mentre entro dicembre dovrebbero essere inseriti nella lista dei prodotti proibiti anche acciaio inossidabile e titanio.

 

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L’obiettivo di Pechino è duplice: da una parte tutelare il mercato interno, proibendo tutti quei materiali che possono essere reperiti direttamente in Cina; dall’altra garantire l’importazione di scarti non pericolosi, ma anzi considerabili come una risorsa.

 

Il trattamento dei rifiuti in Cina rappresenta una delle maggiori sfide ambientali, sanitarie e sociali degli ultimi anni: secondo diverse stime, sul territorio cinese sarebbero attualmente presenti tra le 60 e le 70 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi ancora da sottoporre a riciclo e smaltimento. Di qui lo sforzo del Governo di Pechino per spingere aziende e comunità a creare nuovi modelli di business che possano creare filiere di riciclo virtuose.

 

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