• Articolo Bruxelles, 16 giugno 2015
  • Dovrebbe essere reso pubblico il 29 giugno

    Clima: pronto un accordo Cina-UE

  • I due blocchi riconosceranno il rispettivo ruolo critico nella lotta per il clima e lavoreranno per costituire un mercato del carbonio maturo in Cina

Clima pronto un accordo Cina-UE

Il presidente del Consiglio UE, Donald Tusk e il premier cinese Li Keqiang

 

(Rinnovabili.it) – Cina e Unione Europea sigleranno un accordo sul clima. Verrà reso pubblico questo mese, secondo una bozza di comunicato già passata al vaglio degli esperti giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters. I due blocchi sigleranno un patto che sancirà il reciproco impegno per trovare una soluzione globale al problema del cambiamento climatico durante la COP 21 di Parigi.

Il premier cinese Li Keqiang dovrebbe fare la dichiarazione durante un vertice a Bruxelles con i leader europei, previsto il 29 di giugno.

 

«L’Unione europea e la Cina riconoscono il loro ruolo critico nella lotta al cambiamento climatico globale, una delle più grandi minacce per l’umanità», si legge nella bozza finale del comunicato stampa che dovrebbe essere diffuso al termine della riunione. Poi prosegue: «La gravità della sfida spinge le due parti a lavorare in modo costruttivo insieme per il bene comune, nel contesto di uno sviluppo economico e sociale sostenibile».

Con questa dichiarazione di intenti, due tra i Paesi con maggiore responsabilità dell’inquinamento globale, sperano di evitare il ripetersi dello scempio visto al vertice di Copenaghen, fallito nel 2009. La Cina chiederà inoltre consulenza alla Commissione Europea nella creazione di un mercato del carbonio pilota, sul modello del sistema comunitario di scambio delle emissioni (ETS). L’intenzione è creare un ETS cinese esteso a tutto il Paese, che ora ne sta utilizzando diversi a livello locale.

 

Clima pronto un accordo Cina-UE 1

 

A ben guardare, però, questo accordo sembra poco più che un pezzo di carta. L’apparente entusiasmo della Cina va preso con le pinze, poiché il Dragone in fondo vuole avere mano libera sulle sue emissioni. Non accetta di buon grado, anzi rifiuta proprio, un sistema internazionale di controllo degli impegni di taglio della CO2. Preferisce un accordo che preveda unicamente la supervisione a livello nazionale dei target. L’unica promessa che la comunità internazionale è riuscita a strappare al governo è il raggiungimento del picco di emissioni intorno al 2030, ribadito la scorsa settimana. Niente di più. Le richieste europee di far rientrare le rotte aeree internazionali nel mercato delle emissioni hanno ricevuto una porta in faccia.

 

Non ci si poteva aspettare che, da un giorno all’altro, Pechino abbandonasse la retorica abituale, secondo la quale le dovrebbe essere permesso di sviluppare la propria economia proprio come ha fatto l’Occidente nel 20° secolo. A queste rivendicazioni spesso abbina il riconoscimento dell’impossibilità di una crescita infinita e la necessità di abbracciare la sostenibilità. Ha preso qualche misura per ridurre l’inquinamento, ma focolai di protesta stanno nascendo in tutto il Paese e forse, quel cambiamento che il negoziato politico non sta riuscendo ad portare, verrà innescato dal raggiungimento del limite di sopportazione di un popolo avvelenato tutti i giorni.

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