• Articolo Canberra, 3 aprile 2015
  • L’isola rischia un aumento delle temperature doppio rispetto al livello di guardia

    Clima: l’Australia cancella l’obiettivo dei 2°C

  • La strategia presentata dal governo per ridurre le emissioni non contiene alcun riferimento al tetto dei 2°C. La COP21 sul clima è tutta in salita

Clima, l’Australia cancella l’obiettivo dei 2°C

 

(Rinnovabili.it) – Se l’accordo sul clima alla COP21 di Parigi dovesse fallire, sappiate che una bella fetta di responsabilità ce l’ha avuta l’Australia. Il Paese ricava il 95% della sua energia da combustibili fossili, e non intende fare nulla per cambiare modello di sviluppo.

 

Durante l’ultimo vertice, la COP20 di Lima, l’Australia ha aderito come gli altri Paesi alla decisione di firmare un accordo per sviluppare i cosiddetti INDCs, cioè i contributi determinati a livello nazionale. In parole povere, gli Stati si sono messi d’accordo per produrre i rispettivi impegni sul clima entro fine settembre, due mesi prima dell’incontro decisivo di Parigi. Il termine fissato dalle Nazioni Unite, per la verità, era il 31 marzo. Ma siccome, tanto per cambiare, non era vincolante, molte nazioni non hanno ancora rivelato i loro piani. L’Australia è tra questi, e ha già detto che prima di metà anno non presenterà un bel niente. Ogni giorno che passa, tuttavia, è un giorno in meno per addivenire ad una bozza di patto internazionale prima del summit francese.

Nel mese di novembre, poche settimane prima dell’inizio della COP21, l’UNFCCC (Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici) pubblicherà una valutazione di tutti gli INDCs, per vedere quanto sono vicini a raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C.

 

E qui si inserisce la mina vagante australiana.

All’inizio di questa settimana, il governo ha pubblicato diversi documenti, dentro i quali dovrebbero trovarsi le strategie per rilanciare il processo di riduzione delle emissioni di gas serra da presentare ai negoziati ONU sul clima, in programma a dicembre. Nel suo documento di analisi, però, l’esecutivo non menziona alcun tetto dei 2°C, anche se si tratta di un obiettivo stabilito già nel 2009 a Copenhagen. In quella riunione, l’Australia aveva firmato quella carta insieme ad altri 140 Paesi.

Ora, il governo di Tony Abbott – celebre per aver dichiarato che il carbone è un bene per l’umanità – ignora anche quell’obiettivo, facendo invece riferimento al testo precedente della Convenzione UNFCCC, che dichiara come l’obiettivo sia quello di «stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera a un livello tale da impedire pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico». Con questo andazzo, sostengono alcuni studi, i cittadini australiani potrebbero trovarsi a dover fronteggiare un aumento delle temperature fra i 3.6°C e i 4°C.

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