• Articolo Bonn, 31 agosto 2015
  • Troppe fratture insanabili fra Paesi ricchi ed economie emergenti

    Clima, poche speranze per l’ultimo negoziato

  • I delegati dei 196 Paesi impegnati nella redazione di un testo condiviso per salvare il clima globale avviano un nuovo ciclo negoziale preparatorio alla COP 21

Clima a Bonn ripartono i negoziati Speranze al lumicino 1

 

(Rinnovabili.it) – I governi concordano sulle questioni sostanziali ma i colloqui sul clima avanzano «a passo di lumaca», per usare le parole del numero uno ONU, Ban Ki Moon. Oggi a Bonn inizia un nuovo round negoziale fra i delegati dei 196 Paesi componenti la Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Obiettivo: spianare la strada ad un accordo globale durante la COP 21 di Parigi, in calendario dal 30 novembre all’11 dicembre.

 

Dall’ultimo incontro di giugno, alcune questioni chiave sono state risolte e una bozza di trattato è stata redatta, concordando sulla necessità di una revisione quinquennale del testo da quando entrerà in vigore. Tuttavia, restano profonde divisioni sulla portata degli impegni tra economie emergenti (o già emerse, come la Cina) e colossi già affermati (Unione europea e Stati Uniti). La bozza, 83 pagine, è in gran parte una lista di opzioni contrastanti ancora da discutere. Come spartire le responsabilità in merito alle emissioni tra nazioni ricche, che hanno inquinato per molto più tempo, e Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, che sostengono di aver necessità di inquinare per alimentare le popolazioni ed economie in rapida crescita? In che modo le nazioni sviluppate hanno intenzione di dar seguito alla loro promessa di versare 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima a partire dal 2020? La difficoltà di mettersi d’accordo su misure in grado di limitare l’aumento delle temperature globali all’ormai celebre tetto dei 2 °C, rischia di portare al fallimento della più importante conferenza sul clima.

 

Clima a Bonn ripartono i negoziati Speranze al lumicino 2

 

Ad oggi, più di 50 paesi responsabili di quasi il 70% delle emissioni globali hanno presentato piani per il taglio delle emissioni. Ma secondo gli scienziati i conti non tornano, e saremmo sulla buona strada per provocare un riscaldamento globale molto al di sopra del limite fissato dall’IPCC. Attualmente, rispetto ai livelli preindustriali, abbiamo già visto salire le temperature medie di 0.8 °C. Il risultato, sempre più visibile in futuro, è un aumento degli effetti negativi di siccità, inondazioni e alluvioni, diffusione di malattie innalzamento del livello del mare.

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