• Articolo Roma, 30 novembre 2011
  • Clima incerto a Durban

  • Sullo sfondo del COP17, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini è intervenuto al dibattito in programma questa mattina presso la sede Enea a Roma

Con l’inizio della 17esima Conferenza ONU sul clima – in cui oltre 17.000 delegati appartenenti a 195 Paesi nel mondo sono, proprio in questi giorni, alla febbrile ricerca di un’intesa internazionale ad “ampio raggio” su un nuovo accordo vincolante post-Kyoto – l’evento “Oltre Durban”, organizzato questa mattina presso la sede Enea a Roma, ha avuto certamente il merito di focalizzare con maggiore chiarezza (e minor distanza geografica) alcuni dei temi attualmente al vaglio del COP17. Durante l’incontro è stato in particolare evidenziato il ruolo dell’Italia nel processo di riduzione delle emissioni climalteranti che, anche attraverso l’introduzione dei sistemi di incentivazione per il settore fotovoltaico (attuati tra l’altro anche in Germania) ha già raggiunto dei buoni risultati: basti pensare che in termini di riduzioni complessiva, l’Italia ha prodotto nel 2010 circa mezzo miliardo di tonnellate di CO2 (0,41 Gt CO2) registrando comunque una diminuzione del 3% rispetto ai valori raggiunti nel 2000. “Quello che soprattutto occorre considerare – ha sottolineato Massimo Caminiti, responsabile del servizio Mitigazione Adattamento Cambiamenti Climatici dell’Enea – è il fatto che l’Italia si trova in una buona situazione sul fronte dei settori non energivori (tra cui il residenziale e il civile, l’agricoltura e i trasporti), dove gli interventi di competenza nazionale hanno fatto registrare nel 2010 un discreto calo delle emissioni di CO2  rispetto ai valori del 2005.” “Leggermente diverso invece – prosegue Caminiti – è il discorso sulle imprese e le industrie italiane energivore, che sono sottoposte al meccanismo di “emission trading”, ma in questo caso ragiona in un contesto di competenza europea anche se, qualche valutazione in più (in questo specifico settore) va posta rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.”

Su quest’ultimo aspetto è intervenuto anche il neo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, (ospite di riguardo della conferenza) evidenziando l’esigenza di porre una maggiore attenzione agli obiettivi dell’Italia nell’ambito della strategia Europea al 2020: “In passato abbiamo chiesto che la ripartizione degli impegni tra i diversi Stati Membri dell’Ue si basasse su un sistema di eguaglianza, nel senso che l’individuazione degli obiettivi assegnati ad ogni paese doveva essere fatta su un’analisi costi-benefici oggettiva.” “Questo non significa – sottolinea Clini – che siamo contrari al 20-20-20 di per sé, anzi riteniamo che esistano le condizioni per assumere impegni anche più ambiziosi. Quello che però deve essere chiaro è che questi impegni non devono creare problematiche alla competitività dell’economia europea. “Peraltro – continua – dal punto di vista ambientale non avrebbe grande senso se l’Europa lavorasse da sola per la riduzione delle emissioni quando concorre più o meno al 15% delle emissioni globali. Questo vuol dire che il nostro impegno è quello di coinvolgere in questo sforzo Stati Uniti, Cina, Giappone e le altre grandi economie mondiali.”

Nel corso della discussione il Ministro dell’Ambiente ha poi finalmente esplicitato alcune delle principali politiche di intervento nazionale per l’abbassamento delle emissioni di CO2 al 2020:

1)      Con la Cassa Depositi e Prestiti parte il fondo rotativo del Protocollo di Kyoto che mette a disposizione 600 milioni di euro come credito a tasso agevolato soprattutto per le piccole e medie imprese che vogliano avviare investimenti per l’efficienza energetica e la riqualificazione energetica e ambientale.

2)      E’ allo studio un nuovo pacchetto di incentivi delle fonti rinnovabili che considererà l’esigenza e l’urgenza di sostenere in Italia la creazione di un vero e proprio settore di produzione innovativa nel campo delle energie rinnovabili. Lo schema degli incentivi attualmente in vigore infatti, soprattutto per il ramo fotovoltaico, è uno schema che premia molto l’importazione di prodotti e che produce come effetto la realizzazione nel Paese di attività orientate al montaggio e all’assemblaggio dei dispositivi piuttosto che sull’effettiva produzione. Lo sviluppo permanente di tecnologie FER in Italia quindi, consentirà di ridurre le importazioni e di investire  nelle nuove tecnologie.

Clini – atteso alla Conferenza di Durban a partire dal 6 dicembre – ha infine espresso il suo parere sui possibili scenari e sugli obiettivi previsti dal COP17: – “Dal Protocollo di Kyoto ad oggi la situazione è molto cambiata: un tempo gli Stati Uniti avevano il primato delle emissioni mondiali e oggi invece questo primato lo detiene la Cina. La Cina però rimane un paese in via di sviluppo e, secondo lo schema originario di Kyoto, non ha obblighi di riduzione delle emissioni e questo già di per sé complica tutto perché se fuori dal protocollo di Kyoto restano la Cina, gli Stati Uniti e le altre economie emergenti che hanno la responsabilità di oltre il 60% delle emissioni è molto difficile riuscire ad avere un risultato positivo nello schema del protocollo di Kyoto. E allora dobbiamo trovare una soluzione nuova, basandoci sul coinvolgimento e su un partenariato tra l’Europa, Gli Stati Uniti, il Giappone, La Cina, il Brasile, il Sudafrica, il Messico. Cioè un partenariato che in qualche modo ripropone lo schema del G20. Una Governance Mondiale che deve quindi essere tesa verso la trasformazione del sistema energetico mondiale per ridurre le emissioni di carbonio. Questa è la partita vera. Il fatto che il protocollo di Kyoto scada tra un anno ci dà forse l’occasione per cominciare a lavorare su un’ipotesi di lavoro diversa.”