• Articolo Washington, 2 maggio 2012
  • Uno studio pubblicato sulla rivista Science

    Clima: le correnti oceaniche sciolgono l’Antartide

  • Sarebbero le correnti calde oceaniche le principali responsabili dello scioglimento di 20 delle 54 calotte di ghiaccio

(Rinnovabili.it) – Calde correnti oceaniche minacciano i ghiacci dell’Antartide. Lo hanno scoperto scienziati provenienti da Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti rivelando che sarebbe la parte inferiore della banchisa a perdere il volume maggiore, contribuendo all’innalzamento del livello dei mari.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è stata completata dopo 5 anni di monitoraggi per un totale di 4,5 milioni di misurazioni anche grazie ai rilevamenti satellitari effettuati da ICESat (Ice, Cloud and Land Elevation Satellite) della NASA (National Aeronautics and Space Administration), valutazioni che hanno permesso di  determinare l’entità dello scioglimento della parte inferiore delle calotte per via delle correnti calde oceaniche e della parte superiore a causa delle correnti di aria calda.

Le correnti oceaniche sarebbero infatti responsabili dello scioglimento rapido di 20 delle 54 calotte, la maggior parte delle quali si trovano nell’area ovest dell’Antartide.

“Si possono perdere enormi quantità di ghiaccio in mare senza che le estati raggiungano mai un caldo sufficiente a sciogliere la neve in cima ai ghiacciai” ha specificato Hamish Pritchard della British Antarctic Survey nel Regno Unito, l’autore principale dello studio. “Gli oceani possono fare tutto il lavoro agendo sulla parte inferiore.”

“Questo studio dimostra le potenzialità dell’altimetria laser dallo spazio per la comprensione dei processi sulla Terra,” ha spiegato Wagner, scienziato del programma criosfera presso il quartier generale della NASA a Washington. “Associato alla raccolta della NASA di altre ricerche sulle calotte di ghiaccio usando dati della nostra missione GRACE, satellite radar e aerei, noi otteniamo una panoramica completa dei cambiamento della calotta di ghiaccio che migliora le stime sull’aumento del livello del mare.”