• Articolo Bruxelles, 21 gennaio 2020
  • UE: inizia la consultazione sulla border carbon tax

  • Competere con paesi come la Cina, proteggere le industrie europee dal dumping climatico e scongiurare la rilocalizzazione delle emissioni. Questi sono gli obiettivi dell’imposta alla frontiera per tassare le importazioni inquinanti, strumento chiave per le politiche climatiche UE.

Carbon tax

Credits: Mary Pahlke da Pixabay

I dettagli sulla border carbon tax non saranno rivelati prima della fine del 2020.

 

(Rinnovabili.it) – A Bruxelles è appena iniziata la consultazione pubblica sulla cosiddetta border carbon tax, l’imposta alla frontiera per tassare le importazioni inquinanti e scongiurare il rischio della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. La Commissione Europea sta quindi raccogliendo contributi dalle parti interessate per una valutazione d’impatto, così da capire in che modo rendere operativa la nuova tassa. Tuttavia, secondo Phil Hogan, Commissario commerciale dell’UE, l’esecutivo non rivelerà il suo approccio fino alla fine del 2020 o l’inizio del 2021, vale a dire fino a quanto non sarà del tutto conclusa l’analisi di fattibilità in corso.

 

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha definito la border carbon tax “uno strumento chiave” per garantire che le società dell’UE possano competere su un piano di parità con paesi come la Cina, che non regolano le emissioni di CO2 del settore industriale, e per proteggere le industrie dell’UE dal cosiddetto dumping climatico e ambientale. “So che non è facile, ma è qualcosa che dobbiamo affrontare”, ha detto lo scorso anno von der Leyen annunciando il Green Deal davanti al Parlamento europeo.

 

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Rispetto alla border carbon tax, la vera partita si giocherà sui dettagli. Il presidente francese Emmanuel Macron, ad esempio, ha da sempre sostenuto la proposta di imporre una tariffa sul carbonio alle frontiere dell’Europa per i paesi che non sottoscrivono l’accordo di Parigi. Per la presidente della Commissione, occorre garantire che il prelievo fiscale sia compatibile con le linee guida dell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio). Nel frattempo, i funzionari UE spiegano che l’imposta potrebbe essere attuata solo come misura di ultima istanza, preferendo piuttosto un approccio graduale. Inoltre, rispetto alle proposte di Macron e di von der Leyen, secondo i funzionari la tassa dovrebbe applicarsi in modo non discriminatorio se si deciderà di conformarsi alle norme OMC, suggerendo piuttosto una differenziazione per settori e iniziando da quello della siderurgia.

 

Finora i gruppi imprenditoriali sono stati riluttanti nel sostenere una tassa sulle frontiere del carbonio, temendo che potesse scatenare una guerra commerciale. Ma BusinessEurope, vale a dire la Confederazione europea delle imprese, pare stia lentamente cambiando idea, spronata dalle continue esportazioni cinesi di acciaio verso l’Europa e dall’atteso ritiro degli USA dall’accordo di Parigi. Secondo Markus Beyrer, direttore generale di BusinessEurope, la border carbon tax potrebbe dunque essere “una soluzione in alcuni settori”, aggiungendo però che sarà necessario risolvere molti punti interrogativi, citando la trasparenza e la conformità alle regole dell’OMC come ostacoli chiave.

 

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Dal canto loro, gli analisti affermano che la principale difficoltà dipende dai criteri che verranno usati per determinare l’impronta di carbonio dei prodotti esportati in Europa. “Come si calcola il contenuto di carbonio di un giocattolo proveniente dalla Cina?”, si domanda Simone Tagliapietra, ricercatore di Bruegel, think tank con sede a Bruxelles. Qualsiasi sistema verrà presentato sarà suscettibile di critiche a causa dei problemi sollevati proprio dalla contabilità del carbonio. “Nel momento stesso in cui applichiamo una tassa sulle frontiere del carbonio”, ha avvertito Tagliapietra, “puoi aspettarti un tweet dagli Stati Uniti in cui annunciano che smetteranno di acquistare BMW, Mercedes, Volkswagen e così via”. Tuttavia, il think tank crede che una border carbon tax, per quanto difficile da implementare, sia necessaria per sostenere le politiche climatiche europee. Senza di essa, “l’intero accordo verde dell’UE potrebbe essere messo in discussione”, scrive Bruegel in un documento pubblicato a novembre.

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