• Articolo Washington, 24 gennaio 2020
  • Doomsday Clock 2020, mai stati più vicini alla fine del mondo

  • Il Bulletin of the Atomic Scientists sposta in avanti le lancette, simbolo di un peggioramento della minaccia nucleare e climatica a cui si aggiungono, da quest’anno, anche le influenze delle nuove guerre informatiche

Doomsday Clock 2020

Credit: Bulletin of the Atomic Scientists

Il quadrante del Doomsday Clock 2020 mostra che mancano solo 100 sec all’apocalisse

(Rinnovabili.it) – Il Doomsday Clock, lo strumento simbolo della catastrofe planetaria, ha spostato in avanti la lancetta dei minuti: ora mancano appena cento secondi alla mezzanotte del mondo. Come in ogni inizio anno, il Bulletin of the Atomic Scientists ha ricalibrato l’iconico orologio sui progressi delle due più grandi minacce per l’umanità: la guerra nucleare e la crisi climatica. Ma per questo 2020, il consiglio scientifico dell’organizzazione ha voluto aggiungere un terzo elemento, ossia l’espandersi delle guerre informatiche.

“La situazione della sicurezza internazionale è terribile non solo perché esistono queste minacce, ma anche perché i leader mondiali hanno permesso alle infrastrutture politiche internazionali per gestirle, di erodersi”, hanno spiegato gli scienziati. L’aumentato numero di fattori che regolano il Doomsday Clock 2020 non è, tuttavia, la più grande novità di quest’anno. Per la prima volta, infatti, il tempo sull’orologio del giudizio universale è espresso in secondi anziché minuti. Una modifica necessaria dal momento che mai prima d’ora le lancette sono state così vicine alla simbolica mezzanotte del Pianeta. Lo scorso anno il quadrante mostrava infatti due minuti dalla fine del mondo, lo stesso valore peraltro raggiunto ai tempi della Guerra Fredda.

 

Come funziona il Doomsday Clock?

Il Doomsday Clock è stato creato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists, organizzazione di cui facevano parte gli sviluppatori delle prime armi atomiche nel Progetto Manhattan. L’idea alla base era quella di usare l’immaginario dell’apocalisse nucleare (la mezzanotte) e il conto alla rovescia verso essa per simboleggiare e rendere comprensibili al pubblico la minaccia legata all’esplosione atomica. Nel tempo, tuttavia, il Doomsday Clock si è evoluto diventato un indicatore universalmente riconosciuto della vulnerabilità planetaria non solo nei confronti della catastrofe nucleare ma anche di quella climatica. La decisione di spostare la lancetta dei minuti in avanti o indietro viene presa annualmente dal Consiglio scientifico e di sicurezza del Bollettino in consultazione con il suo Board of Sponsors, che comprende  oggi 13 premi Nobel.

 

Le minacce planetarie attuali

Quello che si può leggere oggi sul suo quadrante è un veloce riassunto della crisi in atto, come spiega anche Rachel Bronson, presidente e CEO del Bulletin of Atomic Scientists “Mancano solo 100 secondi a mezzanotte”, ha dichiarato Bronson. “Si tratta del più piccolo lasso di tempo mai registrato nella storia del Doomsday Clock. Ora stiamo affrontando una vera emergenza: uno stato assolutamente inaccettabile delle questioni mondiali, che ha eliminato qualsiasi margine di errore o ulteriore ritardo”.

Mentre i conflitti politici relativi ai programmi nucleari in Iran e in Corea del Nord peggiorano e la cooperazione USA-Russia sul controllo degli armamenti e disarmo è praticamente, la crisi del clima peggiora sempre più velocemente. La nota stampa che accompagna l’orologio dell’apocalisse sottolinea come l’azione governativa sui cambiamenti climatici non sia ancora all’altezza della sfida da affrontare. Alla COP 25 di Madrid e, ancora prima, al vertice ONU di New York, i delegati nazionali hanno tenuto grandi discorsi ma mancato completamente sul fronte pratico. “Questa limitata risposta politica – spiegano gli scienziati – è arrivata in un anno in cui gli effetti del climate change si sono stati manifestati in uno degli anni più caldi mai registrati, in estesi incendi e nel rapido scioglimento dei ghiacci”.

 

>>leggi anche COP25: falliscono i negoziati sul clima in un mondo spaccato a metà<<

2 Commenti

  1. carlo zoppi
    Posted gennaio 25, 2020 at 10:09 am

    Purtroppo il modello economico scelto e ampliato ha totalmente ignorato le Previsioni del Club di Roma 1968 1969 che seguii con interesse e partecipazione . Purtroppo dopo quello solo il profitto PAY BACK oppure Return on investiment e no visioni strategiche incluse nelle valutazioni dei progetti. Stupide analisi Costi Benefici che non includevano inquinamento, impatto ambientale , impatto umano di trasferimenti di Aziende dove il costo del lavoro è basso. Nel 1971 ho fatto la parte pratica dell mia Tesi in una Azienda Americana che dopo 6 mesi si trasferì in Ungheria . Conosco bene la moralità umana e sociale di certe multinazionali a capitale estero.e ne abbiamo prove provate tutti i giorni

  2. vito simini
    Posted gennaio 25, 2020 at 4:14 pm

    SOLUZIONE:
    COMPRENSIONE, RIFLESSIONE, AZIONE.

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