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	<title>Rinnovabili &#187; Clima</title>
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	<description>Direttore Mauro Spagnolo</description>
	<lastBuildDate>Tue, 18 Jun 2013 06:18:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cuba e Nicaragua fanno i conti col clima</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/cuba-incendi-nicaragua-alluvioni-clima-307/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 11:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Cuba devastata dagli incendi e il Nicaragua che fa i conti le alluvioni. Due facce della stessa medaglia, due paesi devastati dal clima che cambia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-83025" alt="Cuba e Nigaragua afflitti dal cambiamento climatico" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/incendiosforestal.jpg.jpeg" width="302" height="297" />(Rinnovabili.it) – Il clima sta giocando brutti scherzi al Centro America che si trova ad affrontare, oggi più che mai, le conseguenze dell’innalzamento della temperatura. A subire i danni maggiori il <strong>Nicaragua</strong>, dove le piogge stanno obbligando migliaia di famiglie a lasciare le proprie abitazioni e <strong>Cuba</strong>, dove gli incendi hanno devastato oltre 3.800 ettari di foreste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/acqua/">Acqua</a> e fuoco stanno quindi devastando i due paesi, che pensano a misure preventive per combattere il global warming e le sue conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">In Nicaragua infatti le<strong> <a href="http://www.sinapred.gob.ni/">Autorità del Sistema Nazionale di Prevenzione, Mitigazione e Attenzione ai Disastri</a></strong> (Sinapred) stanno esortando la popolazione a fare attenzione visto che le previsioni non fanno ben sperare per i giorni a venire. Nonostante le piogge in questo periodo siano di stagione, l’intensità e la durata delle perturbazioni sta facendo pensare che tutto derivi dall’innalzamento della temperatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Contemporaneamente Cuba sta facendo i conti gli incendi, che da gennaio a maggio hanno devastato più di <strong>3.800 ettari di foresta.</strong> Spesso durante la stagione secca Cuba viene colpita da incendi che quest’anno, hanno rivelato le stime, sono diminuiti rispetto all’anno precedente ma che si sono concentrati durante i mesi di febbraio e marzo mentre solitamente i mesi più secchi sono marzo e aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad essere colpite dalle fiamme sono state principalmente aree coperte da foreste naturali, paludi, piantagioni e pascoli creando così un danno non solo all’ambiente, determinato dal rilascio di monossido di carbonio, ma anche all’agricoltura e alla pastorizia locali.</p>
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		<title>Cambiamenti climatici: 20 mld per adeguare New York</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici-20mld-adeguare-newyork-997/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 12:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redattore2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[uragano sandy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sindaco Bloomberg ha presentato ieri un piano finalizzato a rendere la città meno vulnerabile alle calamità naturali, quali uragani, ondate di calore e innalzamento del livello del mare]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/dsc-2005a-gthmb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-82781" alt="Cambiamenti climatici: 20 mld per adeguare New York " src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/dsc-2005a-gthmb.jpg" width="300" height="300" /></a>(Rinnovabili.it) – Prevenire è meglio che curare e lo ha capito bene il sindaco di New York <b>Michael Bloomberg</b>, che ieri ha presentato un piano da <b>20 miliardi di dollari</b> per adattare la città agli effetti dei <a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/"><b>cambiamenti climatici</b></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere preparati a fenomeni quali l’uragano Sandy – che lo scorso anno ha ucciso più di 100 persone tra New York, New Jersey e Connecticut, provocando danni per 19 miliardi di dollari – è diventa una vera e propria necessità per la Grande Mela:  la soluzione sarebbe quella di investire la stessa somma dei costi di riparazione dei danni in misure protettive e in tecnologie che rendano le <a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamento-climatico-danni-costi-infrastrutture-306/">infrastrutture</a> per le telecomunicazioni e le reti elettriche più robuste, flessibili e intelligenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, prepararsi agli effetti dei cambiamenti climatici significa anche essere in grado di affrontare fenomeni quali l’<b>innalzamento del livello del mare </b>e le <b>ondate di calore</b>. Un rapporto commissionato dal sindaco sottolinea come nei prossimi 40 anni il numero delle giornate afose potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare e che il livello dell’<a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/acqua/">acqua</a> che circonda gli 836 chilometri di costa di New York potrebbe aumentare di <b>60 centimetri</b>, mettendo a rischio le abitazioni e le aziende situate lungo le rive.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano messo a punto dall’amministrazione – un documento di ben 430 pagine – prevede una serie di interventi che vanno da argini e pareti protettive a dune di sabbia per tamponare eventuali mareggiate. Lo scopo è soprattutto quello di garantire agli otto milioni di cittadini newyorkesi un corretto funzionamento del trasporto pubblico, <a href="http://www.rinnovabili.it/mobilita/">viabilità</a>, sistema fognario, assistenza sanitaria, <a href="http://www.rinnovabili.it/energia/">energia</a> e distribuzione alimentare, anche in presenza di mutate condizioni climatiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">“<i>Potremmo decidere di non fare nulla ed esporre noi stessi e la città ad una crescente frequenza di eventi come Sandy </i>– ha affermato Bloomberg – <i>oppure potremmo fare gli investimenti necessari per costruire una New York più forte e resiliente, investimenti che si ripagheranno da soli più e più volte nel corso degli anni a venire</i>”.</p>
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		<title>Il Pianeta va climaticamente contromano</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamento-climatico-iea-innalzamento-temperatura-394/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 10:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuando così il pianeta subirà un aumento della temperatura compreso tra 3,6 ° C e 5,3 ° C. La IEA ipotizza diversi scenari al 2020 e invita i governi a mettere al centro delle politiche la decarbonizzazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-82430" alt="Climate Change Effects" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/Climate-Change-Effects.jpg" width="344" height="336" />(Rinnovabili.it) &#8211; Il pianeta non sta andando nella giusta direzione e l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi centigradi sembra sfumare. L’avvertimento arriva dalla IEA, l&#8217;<a href="http://www.iea.org/">International Energy Agency</a> che pubblicando un nuovo documento ha voluto sollecitare i governi ad adottare e mettere in pratica nuove politiche per rispettare gli <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/">obiettivi climatici</a> </strong>senza danneggiare il clima e la crescita economica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Il <strong>cambiamento climatico</strong> è francamente scivolato al secondo piano di priorità politiche. Ma il problema non sta scomparendo &#8211; al contrario&#8221;</em> ha dichiarato a Londra il direttore esecutivo dell&#8217;AIE Maria van der Hoeven in occasione del lancio del World Energy Outlook, <a href="http://www.worldenergyoutlook.org/media/weowebsite/2013/energyclimatemap/RedrawingEnergyClimateMap.pdf">Redrawing the Energy-Climate Map</a>, che mette in luce la necessità di un&#8217;azione intensiva prima del 2020. Ricordando che <strong>il settore energetico è al momento il responsabile dei tre quarti delle emissioni inquinanti mondiali,</strong> il Direttore Esecutivo ha aggiunto <em>&#8220;Questo rapporto dimostra che la strada che stiamo percorrendo attualmente è probabile provochi un aumento di temperatura compreso tra 3,6 ° C e 5,3 ° C ma ipotizza anche che molto di più si potrebbe fare per contrastare le emissioni del settore energetico senza compromettere la crescita economica, una preoccupazione importante per molti governi&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove stime relative alle <strong>emissioni</strong> derivanti dal settore energia globale rivelano un aumento dell’1,4% raggiungendo un livello record di 31,6 gigatonnellate (Gt) con evidenti differenze tra regione e regione. Negli <strong>Stati Uniti</strong> ad esempio il passaggio dal carbone al gas per la produzione di energia elettrica nel 2012 ha contribuito a ridurre di 200 milioni di tonnellate (Mt) riportandole ai livelli del 1990. Al contrario nel 2012 in <strong>Cina</strong> le emissioni sono cresciute notevolmente ma grazie alla diffusione degli impianti alimentati con fonti energetiche rinnovabili, l’aumento è stato comunque uno dei più bassi del decennio. Il rilascio di inquinanti è diminuito anche in <strong>Europa</strong>, con livello inferiori di 50 Mt. <em>&#8220;Abbiamo identificato una serie di misure che potrebbero fermare la crescita delle emissioni legate alla produzione globale di energia entro la fine di questo decennio, senza alcun costo economico netto&#8221; ha detto il Chief Economist della IEA <strong>Fatih Birol</strong>, autore principale del rapporto &#8220;L’adozione rapida e diffusa di questi principi potrebbe rivelarsi uno stimolo per ulteriori azioni, facendo guadagnare tempo prezioso mentre i negoziati internazionali sul clima continuano.</em>&#8220;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno dello <strong>scenario 4-for-2°C</strong> le emissioni di gas serra legate al settore energetico globale rappresentano l’8% (3,1 Gt di CO <sub>2</sub> -equivalenti) valore inferiore nel 2020 rispetto a quanto previsto. Per ottenere questi risultati dovranno però essere adottate apposite <strong>misure di efficientamento energetico</strong> negli edifici, nell’industria e nel settore trasporti settori che così andranno a rappresentare la metà della riduzione ottenuta; il calo si otterrà anche limitando anche la costruzione e l’esercizio degli impianti a carbone meno efficienti che determinerebbe un calo degli rilascio di inquinanti del 20% con immediati vantaggi anche per la qualità dell’aria a livello locale. Insieme ad altre ipotesi e a diversi scenari energetici ipotizzati il rapporto evidenzia come al variare della temperatura saranno necessari degli adeguamenti delle infrastrutture che dovranno resistere a temperature più elevate oltre che ad eventi meteorologici violenti e improvvisi. Per migliorare la <strong>resilienza climatica</strong> del sistema energetico si mette quindi in evidenza il ruolo dei governi nel promuovere l&#8217;adattamento prudente (al fianco di mitigazione) e la necessità per l&#8217;industria per valutare i rischi e gli effetti come parte delle sue decisioni di investimento. E al variare della temperatura cambieranno, da paese a paese, le necessità e i costi dell’adeguamento delle infrastrutture e delle centrali energetiche.</p>
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		<title>CORALWARM: il cambiamento climatico minaccia i coralli</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/coralwarm-cambiamento-climatico-minaccia-coralli-390/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 08:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[L'aumento della temperatura delle acque di mari e oceani potrebbe aumentarne l'acidificazione e portare le colonie di corallo alla scomparsa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-82322" title="Coralli" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/coral-reef-scene.jpg" alt="" width="299" height="289" />(Rinnovabili.it) – Monitorare gli effetti del <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/">cambiamento climatico</a></strong> sull’oceano serve anche per capire in che modo i <strong>coralli</strong> vangano danneggiati e quale siano le metodologie migliori per rafforzarne la resistenza. Gli scienziati ritengono infatti che numerose specie di corallo non riusciranno a sopravvivere oltre la fine di questo secolo se la temperatura delle acque dovesse aumentare comportando di conseguenza un aumento dell’acidità degli oceani, fenomeno che potrebbe danneggiare gli equilibri delle barriere coralline di almeno 50 paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ridurre questo pericolo è nato il progetto ambientale <strong><a href="http://www.coralwarm.eu/">CORALWARM</a></strong>, (&#8216;Corals and Global Warming: the Mediterranean Versus the Red Sea&#8217;), finanziato dal<strong><a href="http://erc.europa.eu/"> Consiglio Europeo della Ricerca (ERC)</a></strong>. Studiando le caratteristiche dei coralli del Mediterraneo e del Mar Rosso i ricercatori cercheranno di elaborare proiezioni di condizioni di aumento delle temperature e di acidificazione delle acque elaborando le conseguenze sulle colonie di coralli. Il progetto di ricerca, della durata di cinque anni, viene portato avanti da un gruppo di scienziati israeliani e italiani guidati dal professor<strong> Zvy Dubinsky</strong>, un ricercatore leader della fotosintesi acquatica alla Bar-Ilan University, accanto al biologo esperto di corallo <strong>Stefano Goffredo</strong> e al chimico <strong>Giuseppe Falini</strong>, entrambi esperti in bio-mineralizzazione presso l&#8217;Università di Bologna. Nell&#8217;ambito del progetto <strong>CORALWARM </strong>il team del professor Dubinsky ha sviluppato un nuovo strumento che promette di aiutare a determinare lo stato di salute delle piante acquatiche e dei coralli in risposta ai cambiamenti ambientali e allo stress. L&#8217;<strong><a href="http://cordis.europa.eu/projects/rcn/103002_en.html">ECHOGREEN</a></strong> (PoC) è uno strumento fotoacustico innovativo, che secondo gli scienziati rappresenta una nuova classe di strumenti sommergibili portatili che consente l’individuazione del deterioramento delle comunità coralline e la destabilizzazione degli ecosistemi marini e acquatici evidenziando anche forme di contaminazione delle acque.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Usa e Cina per la prima volta d’accordo sul taglio dei gas serra</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/idrofluorocarburi-cina-usa-insieme-643/</link>
		<comments>http://www.rinnovabili.it/ambiente/idrofluorocarburi-cina-usa-insieme-643/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 08:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[I presidenti hanno annunciato un nuovo accordo chegli permetterà di cooperare sul fronte dei cambiamenti climatici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-82319" title="Idrofluorocarburi, Cina e USA li ridurranno insieme" alt="Idrofluorocarburi, Cina e USA li ridurranno insieme" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/20130608_022814_Obama-US-China_Hoga1.jpg" width="620" height="389" /></p>
<p style="text-align: justify;">(Rinnovabili.it) &#8211; Da sempre grandi avversari, Cina e Stati Uniti hanno finalmente trovato un terreno comune sui cui collaborare. Saranno infatti i <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/" target="_blank">cambiamenti climatici</a></strong> o meglio le azioni per contrastare le emissioni di gas climalteranti a fare da sfondo per la nuova intesa firmata dai rispettivi presidenti. Barack Obama e il suo omologo cinese hanno siglato in questi giorni u<strong>n’importante accordo finalizzato a ridurre produzione e consumo degli <a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/idrofluorocarburi-la-nuova-sfida-climatica/" target="_blank">idrofluorocarburi</a></strong> o HFC, vale a dire quei gas impiegati per schiume isolanti, impianti di condizionamento e refrigerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Gli Stati Uniti e la Cina lavoreranno insieme e con altri paesi per utilizzare le competenze e le istituzioni del protocollo di Montreal al fine d’eliminare gradualmente  gli idrofluorocarburi&#8221;,</em> ha spiegato in un comunicato ufficiale la Casa Bianca al secondo giorno del vertice informale Usa-Cina ne sud della California. Il National Security Adviser statunitense, <strong>Thomas Donilon</strong>, ha confermato ai giornalisti le due nazioni avevano fatto già la maggior parte del lavoro in anticipo rispetto alla riunione in questione, appuntamento dedicato esclusivamente al tema dei cambiamenti climatici. &#8220;<em>Abbiamo convenuto insieme d’avere forti interessi comuni per affrontare la questione climatica da svariati punti di vista, tra cui la crescita economica sostenibile&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto affermato dalla Casa Bianca, la graduale dismissione a livello mondiale degli HFC potrebbe ridurre di circa <strong>90 miliardi di tonnellate  la CO2 equivalente</strong> entro il 2050, un importo pari a quasi l’intero valore delle emissioni globali di gas a effetto serra rilasciate in due anni. La notizia dell’intesa ha ricevuto il plauso di <strong>Achim Steiner</strong>, sottosegretario generale e direttore esecutivo del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (<a href="http://www.unep.org/">UNEP</a>): &#8220;<em>Il segnale ricevuto è importante sia in quanto strumento di fiducia sia perchè apre la strada a un accordo universale che coinvolge tutte le nazioni”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GHG-Europe: un team di esperti studia i gas serra</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/ghg-europa-gas-serra-387/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 06:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Analizzando la produzione e i danni che i GHG comportano al pianeta sarà più semplice dove agire per limitare i danni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-82307" title="GHG-Europe: un team di esperti studia i gas serra" alt="GHG-Europe: un team di esperti studia i gas serra" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/Greenhouse_Gas_Emissions-430x420.jpg" width="301" height="294" />(Rinnovabili.it) – Sempre nuovi studi confermano che l’attività antropica è alla base della produzione del rilascio di un enorme quantitativo di <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/inquinamento/">gas ad effetto serra</a>.</strong> Sta affrontando nuovamente il problema un team di specialisti provenienti da 15 paesi che hanno come scopo principale la comprensione del problema e la diffusione dei dati e delle informazioni reperite per la lotta all&#8217;innalzamento della temperatura globale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il progetto, che ha preso il nome di <strong><a href="http://www.ghg-europe.eu/">GHG-Europe</a></strong> (&#8216;Greenhouse Gas Management in European Land Use Systems&#8217;) sta lavorando al fine di aumentare la comprensione dei problemi ambientali e delle criticità ad essi legate per arrivare ad adottare e stabilire nuove politiche per l’utilizzo del suolo che incrementino la produzione agricola e la stabilità forestale. Grazie al finanziamento europeo del valore di<strong> 6,6 milioni </strong>di euro<strong> Annette Freibauer</strong> del Thünen Institute of Climate-Smart Agriculture in Germania sta guidando il progetto che comprende un consorzio di 41 partner. La squadra cercherà quindi di quantificare l&#8217;annuale a decennale variabilità di tutti i tre principali <strong>gas serra &#8211; anidride carbonica, metano e protossido di azoto -</strong> negli ecosistemi terrestri in Europa in modo da capire dove sia meglio agire per migliorare la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il progetto, il cui termine è previsto per la fine dell’estate, sta raccogliendo i dati registrati da circa 40 stazioni di rilevamento di gas serra distribuite in tutte le regioni climatiche europee integrandoli anche con precedenti rilevazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“I risultati del progetto forniranno nuove consapevolezze sia quantitative che qualitative e una base migliore per il processo decisionale nei negoziati internazionali di politica climatica” </em>ha dichiarato Freibauer specificando che GHG-Europe fornirà la base scientifica per capire al meglio gli effetti dell’aumento e della diminuzione della concentrazione dei gas e la loro influenza sugli equilibri del pianeta, questione alla base dei negoziati internazionali sul clima per il regime post-Kyoto. <em>“In questo modo potremo quantificare il contributo possibile dell’agricoltura e delle foreste per la mitigazione dei GHG&#8221; </em>ha concluso.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>ArcRisk studia il cambiamento climatico nell&#8217;Artico</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/arcrisk-cambiamento-climatico-artico-383/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 08:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto ArcRisk, a cui sta lavorando un team internazionale di ricerca, sta analizzando i danni che il cambiamento climatico provoca all'Artico]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-82035" title="Artico" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/06/24outdoors.1.600.jpg" alt="" width="299" height="291" />(Rinnovabili.it) – Che le conseguenze del <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/">cambiamento climatico</a> </strong>siano più evidenti nella regione artica che altrove è ormai una certezza. Questo fenomeno però ha delle influenze importanti sul resto del Pianeta, andando a danneggiare particolarmente alcune zone piuttosto che altre. Ad indagare le conseguenze di questo processo il progetto <a href="http://www.arcrisk.eu/"><strong>ArcRisk</strong> </a>(&#8216;Arctic Health Risks and Impacts on Health in the Arctic and Europe Owing to Climate-Induced Changes in Contaminant Cycling&#8217;).</p>
<p style="text-align: justify;">Messo in evidenzia in occasione della <strong>Giornata Mondiale dell’Ambiente</strong> il progetto ha ricevuto un finanziamento di<strong> 4,75 milioni di euro</strong> e riunito un team internazionale i cui membri provengono da 12 paesi impegnati nella ricerca per valutare la salute delle diverse popolazioni in Artico e in popolazioni esposte selezionate in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori stanno analizzando i legami tra i contaminanti ambientali, i cambiamenti climatici e la salute umana per capire in che modo il climate change riesca a modificare i cicli chimici presenti in natura facendo in modo che le sostanze chimiche entrino nelle catene alimentari danneggiando la popolazione e la fauna.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Le persone che vivono nelle zone artiche possono essere più sensibili agli agenti inquinanti a causa della loro genetica”</em> ha dichiarato il professor <strong>Arja Rautio</strong>, ricercatore del team ArcRisk del Centre for Arctic Medicine della University of Oulu in Finlandia aggiungendo la gravità della situazione visto che sono proprio le aree settentrionali del paese a subire i danni maggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto si concluderà entro l’anno e utilizzando vari modelli di previsione spera di riuscire a stabilire tendenze temporali e geografiche della distribuzione degli inquinanti nell’Artico.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Cambiamento climatico: Copernico osserva il Pianeta dall&#8217;alto</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/copernicus-cambiamento-climatico-tajani-363/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2013 15:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie a sei nuovi satelliti l'Europa monitorerà il cambiamento climatico e l'utilizzo delle risorse sfruttando anche un finanziamento approvato ieri del valore di 4 mld]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-81498 alignleft" title="Copernico" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/05/sentinel-3.jpg" alt="" width="298" height="291" />(Rinnovabili.it) – Un sistema satellitare progettato per monitorare il <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/">cambiamento climatico</a></strong> potrà aiutare la ricerca e la battaglia contro l’innalzamento della temperatura globale e  permetterà di farlo senza danneggiare l’atmosfera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto, del valore di<strong> 4 miliardi di euro</strong>, è stato battezzato <strong><a href="http://ec.europa.eu/enterprise/policies/space/copernicus/index_en.htm">Copernico</a></strong> ed ha come obiettivo il lancio di<strong> 6 satelliti</strong> per monitorare l’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, i cambiamenti di uso del suolo e la salute degli oceani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Antonio Tajani</strong>, vicepresidente della Commissione, ha approvato ieri un bilancio di € 3.786 miliardi per sviluppare, lanciare e gestire sei satelliti tra il 2014 e il 2020, con il progetto di creare <strong>50mila nuovi posti di lavoro</strong>. Copernico mira anche ad aiutare l’Europa a monitorare i gas ad effetto serra lo strato di ozono, i gas reattivi e l’aerosol che influenzano l’innalzamento della temperatura e la qualità dell’aria. Monitorando dall’alto le risorse potrà anche essere anche più razionale il loro consumo ed utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Copernico presenta una grande opportunità per l&#8217;Unione europea in quanto fornirà informazioni relative al nostro ambiente”</em> ha detto Tajani in una dichiarazione <em>&#8220;Saprà monitorare i cambiamenti climatici e migliorerà la sicurezza per i nostri cittadini”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Global Warming: la conferma arriva da una spedizione del 1878</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/global-warming-conferma-arriva-spedizione-1878-911/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2013 07:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redattore2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[global warming]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[temperature oceaniche]]></category>

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		<description><![CDATA[Le temperature oceaniche rilevate da una spedizione scientifica effettuata 135 anni fa e i dati delle misurazioni moderne confermano che il riscaldamento globale è determinato da cause antropiche]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-81437" href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/global-warming-conferma-arriva-spedizione-1878-911/attachment/data-from-1870s-expedition-confirms-century-of-global-warming/"><img class="alignleft size-full wp-image-81437" title="Global Warming: la conferma arriva da una spedizione del 1878" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/05/Data-from-1870s-expedition-confirms-century-of-global-warming.jpg" alt="Global Warming: la conferma arriva da una spedizione del 1878" width="302" height="300" /></a>(Rinnovabili.it) – E se qualcuno è ancora scettico del fatto che l’attività umana abbia avuto un notevole influsso sul <a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/clima/">clima</a> terrestre, ecco arrivare una nuova conferma da uno studio condotto dalla <strong>Nasa</strong> e dall’<strong>Università della Tasmania</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La particolarità, questa volta, è che la ricerca si basa su dati delle temperature oceaniche risalenti a ben<strong> 135 anni</strong> fa, quando la spedizione della nave <strong>HMS Challenger</strong> effettuava il primo studio scientifico sulla vita sotto la superficie dell’oceano. La tecnica di misurazione delle temperature era semplice ma non priva di incertezze: l’equipaggio calava con delle corde i termometri per centinaia di metri. Mettendo insieme i dati raccolti durante il viaggio della Challenger con le moderne misurazioni, i ricercatori sono riusciti ad ottenere un quadro di come gli oceani siano cambiati dal 1878.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>La chiave di questa ricerca – </em>spiega <strong>Josh Willis</strong>, climatologo della NASA – <em> è stata quella di determinare il grado di incertezza delle misurazioni fatte dall&#8217;equipaggio della Challenger. </em><em>È poi emerso che il tasso di riscaldamento rilevato negli oceani è di gran lunga superiore al livello di incertezza delle misurazioni. Così, se l&#8217;incertezza era grande, il segnale di riscaldamento rilevato è stato di gran lunga maggiore</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati australiani e statunitensi hanno in questo modo rilevato che il riscaldamento del pianeta può essere chiaramente individuato a partire dal 1878 e che gli oceani continuano ad assorbire la maggior parte di questo calore. <strong>Will Hobbs</strong>, ricercatore dell&#8217;Università della Tasmania ha affermato: &#8220;A<em>ttualmente gli scienziati stimano che gli oceani assorbono oltre il <strong>90 per cento </strong>del calore intrappolato dai gas serra ed attribuiscono il riscaldamento globale a cause antropiche</em>”.</p>
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		<title>EuroGEOSS: le info sulla Terra hanno una nuova piattaforma</title>
		<link>http://www.rinnovabili.it/ambiente/eurogeoss-europa-informazioni-333/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariangela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie ad una nuova piattaforma di condivisione dei dati il pianeta ha una "cartella ambientale" completa e dettagliata che potrà essere utilizzata al bisogno da ogni nazione ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-80827" title="Progetto europeo" src="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2013/05/sick-planet-earth.jpg" alt="" width="312" height="291" />(Rinnovabili.it) – Conoscere il pianeta vuol dire anche riuscire ad incrociare i dati in possesso per avere un quadro multidisciplinare completo. Lo sanno bene i ricercatori del progetto <strong><a href="http://www.eurogeoss.eu/default.aspx">EuroGEOSS</a></strong> (&#8220;European approach to GEOSS&#8221;), finanziato dall&#8217;UE con 6 milioni di euro che, chiedendosi quale fosse la giusta metodologia per far correre le informazioni tra i diversi attori interessati, stanno studiando una nuova metodologia di condivisione dei dati.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa, che riunisce 90 paesi e oltre 60 organizzazioni internazionali si è quindi fissata come obiettivo integrare le informazioni presenti a livello mondiale riferite alla Terra e alle sue condizioni e lo ha fatto realizzando un&#8217;infrastruttura interoperabile organizzata in tre aree tematiche: <strong><a href="http://www.rinnovabili.it/ambiente/">scienze forestali, siccità e biodiversità.</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Frédérique Mojon Lumier</strong>, assistente del progetto EuroGEOSS presso il <strong>BRGM </strong>(Bureau de Recherces Géologiques et Minières) francese, ha spiegato: <em>&#8220;Poiché GEOSS è un &#8220;sistema di sistemi&#8221; che si occupa di ambiente, tutti i suoi componenti devono essere interoperabili e in grado di comunicare tra di loro senza intoppi. Il progetto EuroGEOSS è stato lanciato per migliorare gli scambi scientifici tra diversi sistemi GEOSS&#8221;.</em> Il nuovo approccio di intermediazione ideato dal gruppo di ricerca ha ottenuto un grande successo e grazie al lavoro condiviso e alla possibilità di condividere le informazioni si è riusciti ad aumentare il numero di dati e la loro precisione e la piattaforma si è subito trasformata nel mezzo migliore per il completamento delle conoscenze ambientali e scientifiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Dobbiamo lavorare insieme per capire come i cambiamenti ambientali influenzano la società e come la società, a sua volta, influenza l&#8217;ambiente. L&#8217;ambiente non si ferma ai confini dei nostri stati o dell&#8217;UE, è un fenomeno globale&#8221;, </em>ha dichiarato Mojon.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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