• Articolo Pechino, 14 gennaio 2020
  • Surriscaldamento degli oceani: come 5 bombe di Hiroshima al secondo

  • Il surriscaldamento degli oceani non aveva mai toccato i livelli del 2019, anno in cui la temperatura oceanica si è attestata a 0,075 gradi sopra la media del trentennio 1981-2011. Lo dimostra lo studio condotto da un team internazionale di 14 scienziati provenienti da 11 istituti di tutto il mondo

surriscaldamento degli oceani

By Tiago FiorezeOwn work, CC BY-SA 3.0, Link

Il surriscaldamento degli oceani dipende dall’uomo: dal 1970 a oggi hanno immagazzinato il 90% del calore in eccesso del pianeta

(Rinnovabili.it) – Nuovo record climatico raggiunto nel 2019: il surriscaldamento degli oceani non aveva mai toccato i livelli così alti da quando è iniziato il monitoraggio delle temperature. Uno studio pubblicato su Advances in Atmospheric Sciences il 9 gennaio 2020 lo ha dimostrato grazie ai dati raccolti da 3.858 galleggianti Argo sparsi nei mari di tutto il mondo.

Oggi più che mai le acque oceaniche rappresentano la misura più chiara dell’emergenza climatica: “principale deposito dello squilibrio energetico della Terra”,  dal 1970 a oggi hanno immagazzinato il 90% del calore intrappolato dai gas serra antropici, mentre meno del 4% è stato assorbito dall’atmosfera e dal suolo. 

I dati raccolti mostrano un evidente accelerazione. Rispetto al periodo 1955 – 1986, dal 1987 al 2019 il surriscaldamento degli oceani è stato quattro volte più rapido e gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati.La tendenza al rialzo è inarrestabile, quindi possiamo dire con sicurezza che la maggior parte del surriscaldamento è cambiamento climatico causato dall’uomo“, come ha sottolineato Kevin Trenberth, ricercatore di Analisi climatica presso il National Center for Atmospheric Research, in Colorado.

Nel 2019 la temperatura oceanica è stata 0,075 gradi sopra la media del trentennio 1981-2011. Per raggiungere questa temperatura, l’oceano avrebbe assorbito 228.000×10²¹ Joule di calore. “Sono molti zeri – spiega Lijing Cheng, autore principale dello studio oltre che professore associato presso l’International Center for Climate and Environment Sciences di Pechino. “Per facilitarne la comprensione, ho fatto un calcolo. La bomba atomica di Hiroshima è esplosa con un’energia di circa 63×10¹² Joule. La quantità di calore che abbiamo immesso negli oceani del mondo negli ultimi 25 anni equivale a 3,6 miliardi di esplosioni di Hiroshima”. 

 

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Il metodo di analisi, sviluppato dai ricercatori della Chinese Academy of Sciences a Pechino, ha messo in campo metodi statistici per interpolare i livelli di calore nei pochi luoghi in cui non c’era possibilità di raccolta dati, come sotto la calotta artica. Un’analisi indipendente degli stessi dati da parte della National Oceanographic and Atmospher Administration degli Stati Uniti mostra lo stesso trend.
la velocità del surriscaldamento degli oceani non preoccupa solo per gli effetti sugli animali marini o sull’aumento del livello del mare (la previsione è un metro di innalzamento entro la fine del secolo, abbastanza da spostare 150 milioni di persone in tutto il mondo). Acque più calde portano anche a tempeste più violente che interrompono il ciclo dell’acqua, influendo su inondazioni, siccità e incendi. “Abbiamo scoperto che il 2019 non è stato solo l’anno più caldo mai registrato, ma anche l’anno in cui la temperatura è aumentata più che in tutto l’intero decennio, dato che fa riflettere sul fatto che il riscaldamento provocato dall’uomo stia continuando senza sosta“, come ha sottolineato Michael Mann, professore alla Penn State University, altro membro del team di ricercatori. 

 

In questo secolo vedremo un continuo aumento nella temperatura degli oceani anche se manterremo la media globale della superficie terrestre ben al di sotto i 2 gradi Celsius (obiettivo dell’Accordo di Parigi)“, ha detto Cheng, aggiungendo che la velocità del riscaldamento dipende interamente dalle nostre azioni. “Se i leader del mondo cambiassero rotta, potrebbe avvenire una rivoluzione nell’arco di 15 anni. Questo richiede che i governi di Cina e Stati Uniti, insieme a quelli europei, assumano un forte ruolo di leadership e preparino il percorso che il resto del mondo dovrà seguire”. 

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