• Articolo Lima, 27 aprile 2012
  • In assenza di accordo climatico internazionale

    Climate Change, anche la politica del Perù si adegua

  • Lima si prepara ad ufficializzare un piano nazionale per la riduzione delle emissioni. Più rinnovabili nel mix energetico e lotta al disboscamento illegale

(Rinnovabili.it) – In attesa che il Pianeta possa avere l’atteso Accordo Climatico Globale, bisogna darsi da fare ognuno a casa propria. Ne è ora convinto anche il Perù, ultimo paese in via di sviluppo ad aver emanato un’iniziativa nazionale per fronteggiare il cambiamento climatico. La nazione sta già sperimentando gli effetti del surriscaldamento globale; gli alti livelli di radiazione solare e il continuo progressivo scioglimento dei ghiacciai andini hanno convinto il governo a prendere dei provvedimenti, adottando una risoluzione per ridurre le proprie emissioni di carbonio. “Se non facciamo qualcosa avremo problemi con i rifornimenti d’acqua lungo le coste, sappiamo che aumenterà la siccità così come le piogge… stiamo già assistendo a cambiamenti di temperatura,” ha dichiarato Felipe Mariano Soldan, capo dell’ufficio pianificazione strategica del governo.

Il piano a lungo termine, messo a punto sul modello sviluppato dal Sud Africa, mira ad includere combustibili più rinnovabili nel mix energetico nazionale, a passare ad un’economia a basse emissioni di carbonio e a ridurre il disboscamento illegale della foresta pluviale amazzonica. Il Perù sostiene attivamente quanto stabilito a Durban lo scorso anno, ovvero la necessità di forgiare entro il 2015 un accordo climatico mondiale che entri in vigore entro il 2020; la nazione, tuttavia, come molti paesi in via di sviluppo, vuole assicurarsi di poter conservare il suo diritto all’industrializzazione, sostenendo che i grandi paesi inquinatori debbano sopportare il peso della riduzione delle emissioni. “Non tutti i paesi possono essere trattati alla pari – ha dichiarato il Vice Ministro delle Relazioni Estere Jose Beraun – le economie in via di sviluppo devono essere prese in considerazione dalla comunità internazionale”.