• Articolo Bruxelles, 11 ottobre 2012
  • Un sì che arriva dall'Europa

    Climate change: l’Europa riconosce la sofferenza delle montagne

  • Dall’Europa arriva l’approvazione del rapporto sui cambiamenti climatici firmato Valle d’Aosta, simbolo della sensibilità degli ecosistemi montani alla temperatura che cambia

(Rinnovabili.it) – Nella tarda serata di ieri è arrivato il sì che la Regione Valle d’Aosta stava aspettando. Il comitato delle Regioni ha infatti approvato all’unanimità a Bruxelles  il rapporto sui cambiamenti climatici redatto dalla regione sul tema Approcci regionali specifici ai cambiamenti climatici nell’Unione europea sulla base dell’esempio delle regioni montane.

Presentato dal Valdostano Luciano Caveri il rapporto, queste le sue parole, è nato per determinate ragioni:

 

“Chi segue i problemi della montagna sa che esiste una nuova sfida, che è quella del cambiamento climatico. Se è vero che lungo i millenni questi cambiamenti ci sono sempre stati, come ben si vede nella mia montagna alpina, è chiaro che oggi si è finalmente d’accordo sul fatto che certe modificazioni diventate più rapide che in passato sono legate alle attività umane. I territori montani in Europa sono un “termometro” validissimo di come i cambiamenti incideranno sempre più su usi e abitudini, obbligandoci a modificare stili di vita e approcci nei confronti di territori così delicati. Non a caso – ha segnalato Caveri – il Trattato di Lisbona riconosce le zone montante come territori meritevoli di particolare attenzione nel quadro della nuova politica di “coesione territoriale”, che si è affiancata alla coesione politica, sociale ed economica, capisaldi della politica comunitaria”.

 

A rafforzare l’importanza del sistema montano nella lotta ai cambiamenti climatici e la delicatezza degli equilibri di alta quota il meteorologo Luca Mercalli, che ha sottolineato la sensibilità degli ambienti di montagna alle variazioni di temperatura. Basta vedere quali sono oggi le conseguenze delle variazioni di temperatura nei ghiacciai alpini e come aumentino rischi idrogeologici e vi siano pericoli per la biodiversità e cambiamenti e per l’agricoltura, il turismo estivo e invernale, la produzione idroelettrica e molto altro ancora. Alla consapevolezza per i limiti ambientali, va aggiunto il concetto di resilienza individuale e collettiva che mostri una capacità di tutti avendo comportamenti diversi e capacità di adattamento alle modificazioni in atto” ha concluso Mercalli.