• Articolo Parigi, 9 dicembre 2015
  • Cina e India colte di sorpresa

    Colpo di scena alla COP 21: 100 Paesi d’accordo su 4 punti

  • Una “alleanza dell’ambizione” si palesa improvvisamente alla COP 21. Ma tra gli obiettivi comuni non vengono citate tre questioni fondamentali

Colpo di scena alla COP 21 100 Paesi d’accordo su 4 punti

 

(Rinnovabili.it) – È emersa quasi dal nulla, sorprendendo gli osservatori alla COP 21. Una coalizione di 100 Paesi che comprende 79 Stati dell’Africa, Caraibi e Pacifico, gli USA e tutti gli Stati membri dell’Unione europea, è d’accordo su un architettura generale del patto sul clima. In questa trattativa, giunta a due giorni dall’epilogo, è necessario giungere ad un testo che, dal 2020, possa idealmente proseguire gli impegni del Protocollo di Kyoto e ridurre le emissioni che causano il riscaldamento globale.

Tuttavia, fino a ieri la bozza di accordo finale presentava numerosi nodi ancora da sciogliere, su tutte le principali questioni chiave. Dall’obiettivo a lungo termine del patto alla sua stessa natura (vincolante o meno), dai finanziamenti per l’adattamento dei Paesi poveri al meccanismo del loss & damage e altro ancora.

L’alleanza emersa ieri con il nome altisonante di high ambition coalition, invece, sembra intendersi su almeno 4 punti:

 

– un accordo giuridicamente vincolante

– un obiettivo chiaro a lungo termine in linea con i pareri scientifici

– un meccanismo di revisione degli impegni ogni 5 anni

– un sistema unico per valutare i progressi dei Paesi nel raggiungimento dei loro obiettivi.

 

Tony De Brum, ministro degli esteri delle Isole Marshall

Tony De Brum, ministro degli esteri delle Isole Marshall

«Questa è la coalizione dell’ambizione – ha detto Giza Gaspar Martins, presidente del gruppo dei 48 Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici – Ed è anche una coalizione aperta a riconoscere le difficoltà degli altri, perché non possiamo raggiungere da soli questo alto proposito di mitigazione».

Il ministro degli Esteri delle Isole Marshall, Tony de Brum, ha detto che l’alleanza, nata a luglio a seguito di incontri informali, ha atteso il momento di maggior impatto per palesarsi. In tal modo, spera «di raggiungere coloro che hanno ancora dei dubbi e magari contribuire a convincerli del fatto che il messaggio che stiamo dando è reale e ha un ampio sostegno».

In realtà, questo mette con le spalle al muro India e Cina, costringendole sulla difensiva. In particolare, l’India non è affatto contenta di inserire nell’accordo l’obiettivo di 1,5 °C – considerato dai climatologi molto più sicuro dei 2 °C – né tanto meno una revisione quinquennale degli impegni.

 

Zero ambizioni su adattamento, finanza e combustibili fossili

Fuori dai punti chiave su cui converge la “coalizione dell’ambizione”, rimangono come sempre i temi più scottanti: un obiettivo legalmente vincolante sui fondi per l’adattamento dei Paesi più poveri e un meccanismo per trasferire su questi ultimi le responsabilità di perdite e danni subiti dalle comunità vulnerabili a seguito di catastrofi naturali. Senza contare un taglio dei sussidi ai combustibili fossili

Inoltre, è non si può dimenticare che gli Stati Uniti hanno da tempo chiarito che non vogliono assumersi impegni vincolanti a livello internazionale. Quando si dicono in sintonia con un accordo vincolante, dunque, significa che a livello generale il testo può porre alcuni obiettivi obbligatori, ma sui punti fondamentali Obama vuole continuare ad avere le mani libere. Nessuno potrà obbligare il secondo inquinatore mondiale a pagare cifre non decise da lui stesso per aiutare le popolazioni devastate a risollevarsi o a prevenire le catastrofi.

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