• Articolo Roma, 16 gennaio 2018
  • Clima: la concentrazione di CO2 sta portando il mondo nel passato

  • Il professore James Anderson di Harvard: “Abbiamo informazioni preziose su quello che è lo stato attuale, perché abbiamo un record risalente a milioni di anni, quando la terra non aveva più ghiaccio su nessuno dei due poli”

concentrazione di co2

 

Il clima del futuro? Sarà quello del passato a causa della concentrazione di CO2

(Rinnovabili.it) – La concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto nel 2017 livelli che la Terra non vedeva da milioni di anni. Lo scorso 18 aprile, il Mauna Loa Observatory, la più antica stazione di rilevamento dell’anidride carbonica al mondo, ha registrato per la prima volta una lettura superiore a 410 parti per milione, un dato che gli scienziati hanno ipotizzato sia destinato a divenire la nuova normalità per il Pianeta. Ciò che preoccupa gli esperti è soprattutto la velocità di crescita della concentrazione di CO2. Secondo la NASA, il biossido di carbonio in atmosfera sta aumentando 100 volte più rapidamente rispetto alla fine dell’ultima era glaciale. “Si tratta di un vero e proprio shock per l’atmosfera”, ha spiegato Pieter Tans della National Oceanic and Atmospheric Association.

 

La prima conseguenza di questa impennata è che il clima terrestre sta tornando ad uno stato simile a quello di oltre 33 milioni di anni fa. Il come lo spiega James Anderson, professore di chimica atmosferica all’Università di Harvard, noto al mondo scientifico (e non solo) per aver dimostrato  il danno dei clorofluorocarburi sullo strato di ozono. “Abbiamo informazioni preziose su quello che è lo stato attuale, perché abbiamo un record risalente a milioni di anni, quando la terra non aveva più ghiaccio su nessuno dei due poli. E non c’era quasi nessuna differenza di temperatura tra l’equatore e il polo”, spiega Anderson.

 

I rapidi aumenti della concentrazione della CO2 starebbero riportando il clima ai valori dell’Eocene, epoca geologica in cui anche le correnti oceaniche profonde erano eccezionalmente calde. “L’oceano aveva una temperatura di quasi 10° C superiore rispetto a oggi”, ha aggiunto Anderson “e la quantità di vapore acqueo nell’atmosfera significava sistemi di tempesta estremamente violenti”.

Per lo scienziato il recupero di questa situazione è quasi impossibile senza una trasformazione completa dell’industria e un’accelerazione dello sforzo per arrestare l’aumento del carbonio e rimuoverlo dall’atmosfera. Questo è in parte a causa di ciò che gli scienziati chiamano feedback naturali, modi con cui la Terra risponde al riscaldamento. Tra questi feedback c’è il rilascio del metano intrappolato nel permafrost e sotto il mare, che esaspererà ancora di più il riscaldamento globale.

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