• Articolo Bonn, 10 maggio 2018
  • Conferenza Onu sul clima di Bonn: servirà un’altra settimana di colloqui

  • Chiude il vertice tecnico di Bonn. I lavori per poter completare la redazione del manuale operativo dell’Accordo di Parigi riprenderanno a settembre a Bangkok

Conferenza sul clima di Bonn

Per Patricia Espinosa, segretaria esecutiva dell’UNFCCC, i lavori della Conferenza Onu sul clima di Bonn sono stati soddisfacenti

(Rinnovabili.it) – I lavori della Conferenza Onu sul clima di Bonn sul cambiamento climatico che si è aperta il 30 aprile e che termina oggi sono stati utili per confrontare posizioni diverse ma non hanno ancora portato sostanziali accordi. Tanto che sarà necessario dedicare un’altra settimana di dialogo a settembre stavolta a Bangkok, sperando che si facciano progressi prima che i ministri di tutto il mondo si riuniscano in Polonia alla prossima COP 24 di Katowice, in Polonia nel mese di dicembre. Lo stallo non ha fatto fare grandi passi in avanti in quello che doveva essere la finalità di questo incontro, ossia la redazione di manuale operativo dell’Accordo di Parigi, e si è manifestato su più fronti.

 

Stallo sui finanziamenti  – L’ostacolo maggiore è la modalità attraverso cui i paesi più ricchi dovranno destinare finanziamenti di 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo nella lotta contro il riscaldamento globale. I finanziamenti legati al cambiamento climatico sono un tema caldo e i paesi in via di sviluppo premono affinché l’impegno dei paesi ricchi sia più forte in futuro .Non si può parlare di fallimento. Ma nel complesso abbiamo avuto un avanzamento lento”, ha detto Gebru Jember Endalew, Presidente del gruppo dei paesi meno sviluppati, che sono tra quelle più vulnerabili in tema siccità, inondazioni e innalzamento del livello del mare. “Dobbiamo essere molto, molto chiari sul fatto che abbiamo molto lavoro nei prossimi mesi e che abbiamo per migliorare la velocità di avanzamento per ottenere un buon risultato a Katowice”, ha detto Patricia Espinosa, segretaria esecutiva dell’UNFCCC, che ha definito il progresso fatto in queste settimane “soddisfacente”.  Mentre per Elina Bardram, capo unità presso la DG CLIMA della Commissione europea ,“le parti coinvolte devono urgentemente accelerare il passo” .

 

Ricchi vs poveri – L’insoddisfazione è guidata dai paesi più poveri che chiedono un sostegno maggiore sul fronte economico, mentre alcune parti, guidate dalla Cina stanno cercando di rinegoziare alcuni aspetti chiave dell’accordo di Parigi, come per esempio l’idea che tutte le nazioni, a prescindere dal livello di sviluppo, debbano assumersi l’impegno di riduzione delle emissioni di carbonio. I paesi più poveri hanno mostrato la loro insoddisfazione per quanto riguarda l’atteggiamento troppo negligente da parte delle economie ricche riguardo il problema dell’innalzamento del livello dei mari delle inondazioni e tempeste. “Il mondo sviluppato deve fare da guida” ha detto alla BBC News Amjad Abdulla, il capo negoziatore per le Maldive. “Abbiamo un enorme vuoto – non siamo davvero soddisfatti riguardo l’azione (da parte dei paesi ricchi) sul taglio di emissioni di carbonio entro il 2020 ”.

 

Una questione di forma – C’è stata poi la controversia su ciò che sembra solo una piccola questione di forma: le Nazioni Unite hanno proposto lo scorso anno di modificare la definizione di “UN Framework Convention on Climate Change” optando per una più semplice “UN Climate Change”. Questa nuova formulazione ha causato l’insoddisfazione di alcuni delegati perché eliminerebbe la parola “Convention” dal titolo. Firmata nel 1992, la Convenzione Quadro (Framework Convention), ha prodotto una suddivisione del mondo tra paesi ricchi che sono stati costretti a tagliare le loro emissioni di carbonio e quelli poveri, che erano liberi di continuare a utilizzare i combustibili fossili.

 

Gli Stati Uniti – Todd Stern, l’inviato speciale per il Clima durante l’era Obama e tra gli artefici dell’Accordo di Parigi, ha preso parte alla Conferenza di Bonn in questi giorni con il think-tank World Resources Institut per rafforzare il dialogo tra i vari paesi, nonostante i piani del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di tirarsi fuori dal Patto sul clima. La delegazione USA sta anche insistendo su regole più stringenti per la rendicontazione e il monitoraggio delle emissioni di gas serra in una rara sovrapposizione tra gli interessi di Obama e Trump. “Non voglio vedere l’Accordo di Parigi uscire fuori dai binario”, ha detto Todd Stern alla Reuters, aggiungendo che “non è nell’interesse degli Stati Uniti”. 

 

>>Leggi anche COP sui cambiamenti climatici: la strada percorsa fino a oggi<<

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