• Articolo New York, 30 settembre 2015
  • Il piano è denominato Central African Forest Initiative

    Congo: 11 nazioni insieme per ridurre la deforestazione

  • In vista della COP 21, sei governi africani e cinque europei hanno avviato un progetto per ridurre la deforestazione nel bacino del Congo

Congo 11 nazioni insieme per ridurre la deforestazione

 

(Rinnovabili.it) – Salvaguardare il bacino del Congo dalla deforestazione per ridurre la povertà e combattere il cambiamento climatico. È l’obiettivo del piano concordato da sei nazioni africane con i donatori, alcuni Stati esteri interessati a contribuire economicamente per fermare il disboscamento massivo dell’area. La Norvegia, primo governo ad annunciare un impegno, ha promesso 47 milioni di dollari dal 2016 al 2020.

Il progetto è parte delle azioni preparatorie alla COP 21, la Conferenza sul clima in ambito ONU che si aprirà a Parigi il 30 novembre. Mira a rallentare la deforestazione illegale e a tamponare i roghi di enormi aree boschive, vitali per milioni di persone e animali in via di estinzione, come i gorilla e i bonobo.

 

Il piano, denominato Central African Forest Initiative e concordato durante l’Assemblea delle Nazioni Unite appena conclusasi a New York, coinvolge Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Camerun, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon.

Congo 11 nazioni insieme per ridurre la deforestazioneLa schiera dei donatori è composta da Germania, Francia, Gran Bretagna, Norvegia e Unione europea.

Le foreste che coprono la regione si estendono per circa 2 milioni di kmq, una superficie verde pari alle dimensioni del Messico e seconda solo alla foresta amazzonica. Tuttavia, si stanno riducendo di 5.600 kmq ogni anno. I conflitti che hanno sconvolto la regione in questi ultimi anni, hanno provocato un rallentamento della cancellazione delle aree boschive. Ad oggi il pericolo è, paradossalmente, la stabilizzazione dell’area: con condizioni più favorevoli, crescerebbe il rischio di un aumento della deforestazione per liberare terre da destinare all’allevamento di animali. Altra grande minaccia per il polmone africano è l’industria dell’olio di palma, che si sta infiltrando sempre più profondamente nel tessuto economico di diversi Stati, dietro le false promesse di generare benessere per le comunità locali tramite la monocoltura. In realtà, le aziende convincono i governi a svendere le terre, sfrattando senza indennizzi o consultazioni le popolazioni che ci vivono. Ironia della sorte, quell’olio di palma finisce in buona parte nei biocarburanti dell’Unione europea, tra i donatori del progetto anti-deforestazione in Congo.

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