• Articolo Roma, 17 aprile 2012
  • Il "trucco" per rispettare l'ambiente

    Cosmesi green, un ritorno alle origini

  • Farsi belli in modo naturale, senza danneggiare l’ambiente, è possibile. Lo dimostrano le linee cosmetiche a base vegetale, ora non più prerogativa delle erboristerie, ma cavalli di punta anche dei big del make up

La parola make up è entrata ormai a far parte del nostro vocabolario e delle nostre abitudini quotidiane. Chi di noi, uomo o donna che sia, la mattina non fa uso almeno di una semplice crema per il viso? Ma in realtà l’arte del trucco pone le sue radici migliaia di anni fa. Le prime prove archeologiche dell’impiego dei cosmetici risalgono infatti all’Antico Egitto, circa nel 5.000 a.C., dove già si utilizzavano composti a base di piombo e olio d’oliva. Una pratica che via via prese piede un po’ ovunque, per trovare il suo maggior sviluppo nelle civiltà del Mediterraneo. Sono attribuite infatti a Semiramide, la bellissima regina assira, i primi processi per la realizzazione di prodotti cosmetici a base di piante fitocosmetiche. Tutte tecniche a base di prodotti naturali, che ogni popolazione ha poi adattato ai propri territori, e alle risorse naturali a propria disposizione. Un concetto, quello di cosmesi, che si è convertito in una visione più moderna con l’avvento dell’alchimia medievale, per sfociare nel suo massimo picco nel settecento francese, con l’avvento di prodotti come creme a base di vaniglia e cacao o profumi ricercatissimi. Un settore in forte crescita, con una domanda tale da portare, nel ventesimo secolo, alla nascita delle primissime industrie cosmetiche e di nomi tutt’ora attualissimi quali L’Oreal, Elizabeth Arden, Helena Ribinstaine e Revlon.

Ma proprio negli ultimi anni, con la necessità di salvaguardare un ambiente fin troppo inquinato, stiamo assistendo ad una sorta di “ritorno alle origini” del settore. (Settore regolato nel nostro paese dalla Legge n. 731 del 1986, che in seguito ha recepito diverse direttive comunitarie, e che, tra le altre cose, vieta la sperimentazione sugli animali e introduce anche per tali prodotti la data di scadenza). Un ritorno che vede, oltre che nella cura della nostra immagine, anche quella dell’ambiente che ci circonda uno degli obiettivi principali di piccole e grandi marche di cosmesi. Non mancano infatti esempi di società che stanno facendo del rispetto ambientale una sorta di mission aziendale. Mission che si riflette non solo in sistemi produttivi a basso inquinamento e consumo energetico, ma anche nella ricerca di tecniche e risorse naturali sia tradizionali che innovative. Tra le altre aziende precorritrici dell’industria cosmetica, L’Oreal che sta da tempo investendo in un’innovazione sostenibile, così come definita da Jacques Leclaire, Direttore Ricerca e Innovazione dell’azienda:

“Innovazione sostenibile significa prendere in considerazione le necessità umane, ambientali ed etiche nel processo di ricerca, al fine di creare nuove idee e concetti. Questo è esattamente quello che abbiamo fatto alla L’Oréal per più di 20 anni. Per esempio, abbiamo fortemente investito nel settore dei metodi alternativi. Oggi stiamo accelerando questo processo attraverso lo sviluppo di metodi predittivi che utilizzano strategie integrate per un’innovazione migliore, e più veloce,  delle versioni precedenti”.

Già nel 2010 il 40% delle materie prime utilizzate dall’azienda erano a base vegetale, e il 26% erano conformi ai principi della chimica green. Un tipo di approccio che ha permesso la sostituzione delle materie prime petrolchimiche utilizzate con sostanze polisaccaridiche, ottenendo così circa il 70% dei polimeri di recente immatricolazione a base vegetale. La sezione R&I della L’Oreal è continuamente attiva nell’identificazione di alternative a basso impatto, sostitutive delle tradizionali sostanze sintetiche, anche attraverso un sistema di valutazione della sostenibilità Raw Material (RMSA), che qualifica l’intero ciclo di vita di materie prime come l’olio d’argan, burro di Karitè, estratto di acai e l’olio pracaxi, il cui approvvigionamento avviene secondo canali socialmente responsabili.

Dalla Davines, invece, arriva un’intera linea di prodotti per capelli a impatto zero, la “Davines Essential Haircare Impatto Zero”, prodotta da energia rinnovabile al 100%, a base di ingredienti attivi naturali di origine e profumazione mediterranea, con un packaging innovativo, realizzato con il 25% di plastica in meno e riutilizzabile anche ad uso domestico. E se questo non bastasse, acquistando i prodotti Essential Haircare si può contribuire alla riforestazione di aree verdi protette in Costa Rica e nel Parco del Ticino, grazie al progetto Impatto Zero di Life Gate a cui la Davines ha aderito.  L’azienda è inoltre promotrice della Giornata della Bellezza Sostenibile, nata a novembre 2010 e giunta alla sua seconda edizione a febbraio 2012, a cui hanno aderito una rete nazionale di saloni di acconciatura, offrendo servizi di taglio e piega a fronte di un contributo volontario devoluto a progetti di riforestazione a compensazione della CO2 e di riqualificazione urbana. Solo nella prima edizione dell’iniziativa sono stati creati oltre 11 ettari di aree boschive nel Parco del Ticino.

E se la sera torniamo stremati dal lavoro, la Biotherm ha creato per noi la linea di prodotti per il viso Skin Ergetic: concentrati a base di germogli di broccoli, paraben, mineral oil e coloranti sintetici free,  in grado far bene alla pelle ed al Pianeta. Da non dimenticare la tradizione erboristica del nostro paese, che impiega esclusivamente ricette e materie prime naturali, portata avanti a livello nazionale da nomi del calibro de l’Erbolario, che dal 1978 realizza fitocosmetici “collaudati da antichi ricettari di famiglia”, realizzati con materie prime quali l’Olio di Macassar, la Lozione all’Ortica dioica e messi a punto secondo metodiche di ricerca riconosciuti dal Ministero dell’università e della Ricerca (MURST).

Numerose altre aziende stanno orientando le proprie scelte aziendali verso la sostenibilità, come dimostrato nell’ultima edizione della Fiera di Bologna, sponsorizzata dalla Cosmoprof Worldwide Bologna, che ha dedicato un’ampia area ai cosmetici biologici. Un’attenzione che ha trovato forse il suo punto focale nel convegno “Nature Green Volution”, durante il quale sono state evidenziate tendenze e dati del settore, con riferimento anche alle certificazioni ambientali quali Cosmos e NaTrue. La Cosmoprof è inoltre sostenitrice del Sustainable Cosmetics Summit previsto dal 17 al 19 maggio a New York. Alla sua terza edizione in Nord America, la kermesse si focalizzerà sui temi riguardante la formulazione green dei prodotti e il packaging sostenibile. L’obiettivo del Summit è quindi quello di incoraggiare la sostenibilità nel settore della bellezza, riunendo i principali player del comparto in una discussione “ad alto livello formativo ed informativo”. Tra i prossimi eventi dedicati al comparto, anche SANA 2012, il 24esimo salone internazionale del biologico e del naturale, in calendario dal 9 al 12 settembre 2012, che prevede inoltre la seconda edizione del Sana-Award benessere per le erboristerie più innovative.

Un settore, quello della cosmesi green, in forte crescita; secondo i dati forniti dalla Unipro (Associazione italiana delle Imprese Cosmetiche), ha infatti registrato un incremento del 5,5% rispetto al mercato cosmetico generale del nostro paese, “per un valore di sell-out di oltre 365 milioni di euro (su un totale di 9.272)”, a dimostrazione che i consumatori scelgono sempre di più prodotti che rispettino l’ambiente. Un trend non solo italiano, ma che si sta verificando anche nei paesi del nord Europa, del Far East e degli Stati Uniti. Un fattore positivo visto e considerato che molto spesso sono presenti nei prodotti di uso quotidiano, come appunto i cosmetici e prodotti per l’igiene, additivi chimici, metalli pesanti e quant’altro, sostanze molto dannose e per la nostra salute e per l’ambiente. Secondo un recente studio condotto dall’Environmental Defence del Canada gran parte dei cosmetici esaminati contengono metalli pesanti quali piombo, arsenico e cadmio, ma anche tensioattivi sintetici derivati dal petrolio. Riguardo quest’ultimi si stanno facendo, per fortuna, enormi passi in avanti; i ricercatori del Fraunhofer Institute per l’Interfacial Enginerring and Biotechnology (IGB) stanno mettendo a punto dei tensioattivi biodegradabili, da steli vegetali, e bucce di frutta e verdura, che potrebbero avere una vasta gamma di applicazioni a partire dalla cura della pelle, prodotti per la pulizia, ma anche nelle industrie alimentari e farmaceutiche.