• Articolo Isola del Giglio (GR), 24 gennaio 2012
  • Per la Protezione Civile, la nave è ben ancorata al fondale e quindi maggiormente stabile

    Costa Concordia: iniziate le operazioni di defueling

  • Iniziata la corsa contro il tempo per recuperare il carburante dai serbatoi della nave Costa Concordia e scongiurare ogni possibile disastro ecologico; affidate all’Arpat le operazioni di monitoraggio

(Rinnovabili.it) – Il via libera al recupero del carburante sulla nave Concordia è arrivato ufficialmente ieri. Per il momento si tratta di una fase preliminare in cui saranno predisposti gli strumenti necessari e, terminate le verifiche intorno alla nave per capire come sia meglio procedere, forse nella giornata di sabato, ha reso noto la Protezione Civile, dovrebbero iniziare le operazioni di rimozione del carburante, tra meno di quattro giorni.
Nella lotta contro il tempo che si è innescata, se da una parte continuano le necessarie ricerche sui dispersi, dall’altra diventa sempre più prioritario scongiurare qualsiasi pericolo ambientale. Dopo il dramma umano che ha coinvolto migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, infatti, oggi sono in tanti a chiedersi quali saranno le conseguenze dal punto di vista ambientale di questo tragico epilogo e i rischi legati non solo alla dispersione del carburante nelle acque, ma anche quelli connessi a un eventuale inabissamento della nave. Ma il pericolo di dover gestire un relitto in mare sembra essere scongiurato. Ieri, infatti, il capo della Protezione Civile delegato dal Governo per gestire l’emergenza ha fatto sapere, durante una conferenza stampa organizzata proprio all’Isola del Giglio, che la nave si sarebbe ancorata saldamente al fondale, acquisendo maggiore stabilità e aumentando i livelli di sicurezza.

 

Rimane però necessario il monitoraggio ambientale dell’area per evitare che non solo il carburante, ma anche altri possibili inquinanti presenti a bordo (è stata accertata la presenza di oli idrodinamici e fluidodinamici utilizzati come lubrificanti per la scorrevolezza di porte, valvole e altre strutture di bordo, detersivi, vernici e varie tipologie di rifiuti) possano disperdersi in mare. Delle attività di monitoraggio se ne occupa l’Arpat che, in collaborazione con l’ISPRA, ha predisposto un piano per gestire le operazioni, che si svolge su 3 livelli di intervento:

 

Livello 1: è il monitoraggio svolto nei pressi della nave, con il quale si sorveglia l’entità dell’inquinamento e la sua diffusione, che, attraverso prelievi a campione e successive verifiche di laboratorio, porta avanti le analisi chimico-fisiche di base;

 

Livello 2: è il monitoraggio per valutazioni di breve e medio periodo di danno ambientale che, grazie a un battello oceanografico, conduce indagini chimiche ecotossicologiche, idromorfologiche e biologiche  su colonna d’acqua , sedimento e biota;

 

Livello  3: è il monitoraggio per valutazioni di lungo periodo che, grazie alle 5 stazioni della rete di monitoraggio regionale vicine alla zona affondamento (Porto Santo Stefano, Montecristo, Foce Bruna, Cala di Forno, Elba Sud), è in grado di valutare eventuali variazioni dello stato di qualità delle acque marino-costiere rispetto agli standard di qualità previsti dalla normativa vigente.

 

Anche la Commissione europea sta seguendo da vicino i preparativi per rimuovere le oltre 2.300 tonnellate di olio combustibile a bordo della nave e ridurre il rischio di una fuoriuscita di petrolio. Il Vice Presidente nonché Commissario per i Trasporti, Siim Kallas, suggerisce di non entrare nel panico. Nel suo discorso di oggi alla Commissione, infatti, ha fatto sapere di aver offerto il suo personale supporto alla European Maritime Safety Agency (EMSA) e di essere in regolare contatto con le autorità italiane affinché le indagini e tutte le operazioni connesse al recupero del carburante possano svolgersi nel migliore dei modi.