• Articolo Bruxelles, 19 aprile 2017
  • Analisi dell’Öko-Institut per la Commissione Europea

    I crediti di carbonio non riducono le emissioni

  • Il Clean Developement Mechanism era stato pensato come strumento di finanza climatica per compensare le emissioni con investimenti esteri. Non ha funzionato

I crediti di carbonio non riducono le emissioni

 

(Rinnovabili.it) – Con i crediti di carbonio non si riducono le emissioni. Anzi, questo meccanismo di finanza climatica non sarebbe altro che un gioco delle tre carte, con cui i paesi riescono a far quadrare i conti, ma solo finché non arrivano i controlli. L’ultimo è uno studio condotto dall’Öko-Institut, appena pubblicato sul sito della Commissione Europea. Mostra i principali difetti del Clean Developement Mechanism, sistema di compensazione delle emissioni nato in seno al Protocollo di Kyoto che permette alle imprese e alle nazioni industrializzate di realizzare progetti di riduzione della CO2 nei paesi in via di sviluppo, senza vincoli di emissione.

La ratio del meccanismo, definito “flessibile”, è duplice: da una parte fornire ai governi meno ricchi un parco tecnologico più sostenibile, dall’altra permettere a quelli più facoltosi di trasformare un taglio delle emissioni in un investimento estero. La differenza tra i gas serra emessi dagli investimenti low carbon rispetto a quelli di uno scenario business as usual, viene tradotta in crediti di carbonio, che lo stato o l’impresa investitrice può accumulare o vendere sul mercato. Ridurre l’inquinamento fuori dai propri confini, dove è più conveniente, permette di accumulare i crediti e mantenere invariate le emissioni nei paesi sviluppati. O addirittura aumentarle.

 

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Infatti, la ricerca pubblicata da Bruxelles valuta come «improbabile» il contributo alla riduzione dei gas serra per l’85% dei progetti analizzati e il 73% della potenziale offerta di crediti previsti dal Clean Developement Mechanism nel periodo 2013-2020. Se venissero utilizzati per compensare un mancato taglio dell’inquinamento nei paesi industrializzati, porterebbero ad un aumento delle emissioni complessive di oltre 3,5 miliardi di tonnellate di CO2 dal 2013 al 2020.

I crediti di carbonio non riducono le emissioni 2«Questi risultati non sono sorprendenti – ha detto Aki Kachi, International Policy Director dell’organizzazione Carbon Market Watch – Ci ricordano nuovamente che la compensazione del carbonio non è come uno strumento affidabile. Il CDM e il concetto stesso della compensazione non sono adatti per le sfide future».

Gli attivisti di Carbon Market Watch chiedono che questo strumento finanziario venga escluso dalle politiche climatiche. Anche perché a comprare i crediti di carbonio sarà in buona misura il settore del trasporto aereo, che recentemente ha costituito un suo mercato delle emissioni (CORSIA). In pratica, spiega la ONG con sede in Belgio, una delle industrie più distanti da qualunque impegno sul clima godrebbe dei benefici di un meccanismo finanziario che non funziona, per continuare a inquinare fingendo di non farlo.

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