• Articolo Manila, 27 settembre 2016
  • Continua l'offensiva del nuovo governo contro le multinazionali

    Crimini ambientali: nuovo giro di vite delle Filippine contro i grandi inquinatori

  • Sospese altre 20 miniere per non aver rispettato i regolamenti sulla tutela dell’ambiente: il governo di Manila sembra fare sul serio e continua il braccio di ferro con le più potenti multinazionali del pianeta

crimini ambientali

 

(Rinnovabili.it) – Il governo delle Filippine ha disposto la sospensione di 20 nuove miniere per violazioni delle norme di tutela dell’ambiente. L’annuncio arriva a poche settimane dal primo giro di vite, che aveva portato al blocco delle attività in altre 10 miniere del paese del sud-est asiatico. Su  tutte pende l’accusa di crimini ambientali, verso i quali il controverso presidente Rodrigo Duterte aveva dichiarato tolleranza zero.

La personalità debordante del neo eletto faceva ipotizzare che si trattasse più che altro di annunci ad effetto. Invece i provvedimenti sono arrivati davvero, e le Filippine si trovano ora impegnate in un difficile braccio di ferro con alcune delle più potenti multinazionali del pianeta. Con i nuovi provvedimenti rischiano di chiudere ben 18 delle miniere di nickel del Paese, che pesano per più della metà della produzione di questo metallo. Colpita anche OceanaGold, la principale compagnia impegnata nell’estrazione di oro nelle Filippine.

 

Quali siano le accuse nello specifico, per il momento non è dato sapere. Ogni miniera – comunica l’esecutivo – deve fermare immediatamente le attività. La compagnia che la gestisce riceverà quindi un rapporto dettagliato sui crimini ambientali di cui è accusata, e dovrà rispondere nel merito al governo entro 7 giorni. Sulla base di queste risposte sarà deciso se chiudere definitivamente i siti estrattivi, imporre degli adeguamenti o chiudere il caso.

Il giro di vite è portato avanti dal ministro per l’Ambiente e le Risorse Regina Lopez, che ha dichiarato in una conferenza stampa: “Non sono contro le miniere, ma sono decisamente contraria agli effetti nocivi che ne stanno derivando in alcuni casi”. In carica da appena 3 mesi, il nuovo governo di Manila ha già portato alla sbarra 47 delle più grandi multinazionali di petrolio, carbone, cemento e miniere perché le emissioni di CO2 delle loro attività avrebbero danneggiato gravemente i diritti umani fondamentali dei cittadini, tra cui il diritto alla vita, al cibo, all’acqua, alla sanità, a un’abitazione adeguata e all’autodeterminazione. Sono chiamate a rispondere grandi inquinatori come Shell, BP, Chevron, BHP Billiton e Anglo American, ExxonMobil, Total, Lafarge, Holcim e Taiheiyo Cement Corporation.

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