• Articolo Bruxelles, 29 maggio 2013
  • Un progetto di smaltimento rifiuti

    Crostacei: i gusci hanno una seconda vita

  • Grazie ad un nuovo progetto europeo si è trovato il modo di riciclare e trasformare i gusci dei crostacei in nuovi materiali di base per l’industria chimica

(Rinnovabili.it) – Non solo plastica e carta, quando si parla di riciclaggio da adesso in poi si dovrà tenere a mente anche la possibilità di portare a nuova vita i gusci dei crostacei. Pare infatti che gli scienziati abbiano trovato un metodo per riciclare circa 750mila tonnellate di gusci di crostacei che ogni anno diventano rifiuto nell’Unione europea.

Seguendo le orme dell’Asia, che ha trovato il modo per estrarre dai gusci di gamberetto il polimero chitosano impiegato per fare filtri e pellicole i ricercatori europei stanno sperimentando soluzioni di recupero del materiale. Ma i crostacei presenti in Europa hanno una concentrazione maggiore di calcio negli esoscheletri e i gusci dei granchi hanno una percentuale elevata di carbonato di calcio così il trattamento diventa più complesso e costoso. Tuttavia gli studi condotti nell’ambito del Progetto ChiBio hanno portato a sorprendenti risultati. Costruendo una bioraffineria in grado di processare i rifiuti organici ricchi di chitina lo Straubing Project Group BioCat del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology (IGB), con la collaborazione di un consorzio di 11 partner e con 3 milioni di fondi europei ha capito come ottenere prodotti utili per il settore chimico. Il progetto ha come fine ultimo riuscire a trattare i rifiuti della pesca di Europa Asia e Africa e trasformarli in nuovi materiali.

Il professor Sieber, coordinatore del ChiBio, parlando del progetto ha dichiarato: “Alla maniera di una bioraffineria vogliamo sviluppare o ottimizzare vari materiali e gli usi energetici per dare nuova vita al materiale di scarto del carapace dei crostacei, e quindi utilizzare il materiale residuo nel modo più efficiente e completo possibile”. Il progetto inoltre sta cercando di isolare la biomassa dei gusci con finalità energetiche ricordando l‘elevato potenziale di mercato che le basi polimeriche hanno anche quando provengono dalla natura, come ad esempio nel caso della bioplastica.