• Articolo Roma, 17 gennaio 2012
  • Risposta al Ministro Profumo

    Da Smart City a Smart Region, la ricetta per scuole green

  • Dibattito aperto dopo le interessanti affermazioni del ministro del MIUR sul futuro dell’edilizia scolastica

Molto interessante l’idea del Ministro MIUR Profumo, comparsa sul quotidiano Rinnovabili.it dell’11 gennaio 2012, sul “risparmiare 9,5 mld di euro di risorse attraverso la riqualificazione energetica, la sicurezza delle strutture scolastiche, il potenziamento delle Smart City e la Green economy”, in cui il Ministro Profumo ha ribadito le linee programmatiche del suo dicastero, dopo una audizione alla  Commissione Cultura della Camera. Le parole chiave da lui riportate sono state: efficienza energetica, sicurezza e smart city.

Ciò nonostante dobbiamo valutare attentamente la necessità di integrare, a questa sua vision, se vogliamo di tipo “infrastruttural-sostenibile”, una parte energetica, se vogliamo “produttiva” e di sicurezza sia in termini strutturali, per le scuole stesse, in un paese molto sismico, sia in termini di approvigionamento/autonomia energetica: in sostanza, mentre, la sua vision necessiterebbe di fondi infrastrutturali pubblici a perdere (ma da ricavare da tasse che debbono provenire necessariamente da aziende “produttive”), essa integrata con la nostra reintegrerebbe i fondi stessi, che in qualche modo debbono tornare da una produzione energetica e termica, a chiudere un cerchio industriale e di ricerca-istruzione, più forte finanziariamente.

In particolare: se è interessante il  primo punto nel suo programma, che è riferito, come scritto, all’edilizia scolastica, che nel nostro Paese occupa una superficie complessiva di 64 milioni di metri quadri di scuole,  di cui solo 1.500 edifici hanno subito un intervento di manutenzione significativa (a classe più bassa per l’efficienza energetica, che evidenzia un problema drammatico dovuto all’inadeguatezza degli edifici), è importante che tale riqualificazione energetica vada di pari passo con una riqualificazione anti-sismica, con un apporto degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) e di università associate, verso questa direzione, compreso lo studio della pericolosità sismica – rischio sismico, nel  dettaglio, per singole regioni, quindi ragionando più per “Smart Region che per “Smart City“.

In questo senso, l’expertise di certi EPR, rafforzati in Italia negli ultimi decenni, anche da chi scrive, fino a portarli ai primi posti al mondo per produttività scientifica con Impact Factor notevoli,  e il know-how di certe università associate ad essi,  andrebbe verso la sicurezza struttural-territoriale, da affiancare alla sostenibilità energetica delle strutture scolastiche stesse, visioni ben chiare al Ministro, così come riportato su quell’articolo di Rinnovabili.it.

Per quanto riguarda il secondo punto evidenziato dal Ministro Profumo, anch’esso interessante: il potenziamento delle Smart Cities e la Green Economy, la vision qui riportata, che si adatta ad una compagnie coordinata di EPR sotto il suo dicastero,  (vedi Quotidiano Energia, 20 dicembre 2011, prima pagina e successive, allegato, a firma di Quattrocchi F. e Boschi E.), potrebbe avere delle grandi sinergie con la vision del Ministro stesso, perchè tali EPR potrebbero essere ben coordinati nella parte di pianificazione dell’uso del sottosuolo regionale, quindi ancora una volta passare dalla dimensione delle “Smart Cities” a quella delle “Smart Regions“, per quel che riguarda: le riserve geotermiche sia di media entalpia (produzione di energia elettrica per le scuole stesse oltre che per tutti i comparti industriali energivori dove gli scolari poi andrebbero da grandi a lavorare) che di bassa entalpia (pompe di calore per edifici scolastici); lo stoccaggio di gas naturale (riserve strategiche e stagionalità dell’utilizzo, anche di piccole dimensioni e con operatori nuovi ad ottemperamento della legge del MSE del 2010); lo stoccaggio di anidride carbonica (centrali a carbone a zero emissioni di ENEL, es. Porto Tolle dimostrativo, etc…) ormai indispensabili in un Paese a nucleare azzerato; la ricerca di gas naturale “non convenzionale” (shale gas, coal seams, etc…) come da ricerca già avviate da ENI, EPR, etc… e la  possibilità, almeno in una delle regioni italiane, di poter posizionare, in zona a basso tenore di sismicità, il Parco Tecnologico Nucleare della SOGIN per lo stoccaggio temporaneo “near surface” dei rifiuti radioattivi (in gran parte ospedalieri e/o provenienti dalla ricerca e quindi se vogliamo, di pertinenza del MIUR).

Sinergie, oltre che con i suddetti EPR vi sarebbero, per la suddetta vision del Ministro Profumo, integrata a questa più geologico-strutturale, qui prospettata, con il Ministero dello Sviluppo Economico, retto ora dal Ministro  Passera, che comunque dovrebbe mettere il suo avallo su infrastrutture ed energia scolastica o no che sia e il  Ministero dell’Ambiente, ora retto da Corrado Clini, che è noto avere delle vision di produzione energetica, non già solo da “rinnovabili” ma anche da idrocarburi a basse emissioni (es.:  egli stesso fu promotore degli accordi bilaterali con USA su vettore idrogeno e CO2 Capture & Storage)  fin dai primi anni duemila e tra gli scriventi vi è chi partecipò a quella delegazione a Sacramento.

Quindi in conclusione questa nuova vision qui prospettata, da chi ha navigato per parecchio tempo nella gestione di un EPR e chi invece ha verificato all’estero condizioni di sviluppo analogo,  andrebbe ad integrare quella prospettata a mezzo stampa la scorsa settimana dal Ministro Profumo, che da sola sarebbe per lo Stato una spesa, pur supportata da nuovi posti di lavoro, ma senza reintegro produttivo in termini energetici, termici e di materie prime dal sottosuolo.

Integrando le due vision sarebbe forte se non fortissimo e quindi rafforzato il legame,  tra innovazione tecnologica ed energetica e le strutture scolastiche,  assicurando di conseguenza la sicurezza di questi edifici, con particolare riferimento al Piano del Sud, dove le zone sismiche e gli approviggionamenti/stoccaggi dal sottosuolo, nonchè le potenzialità geotermiche sono tutte da sviluppare e le regioni sono meno densamente popolate.

di Fedora Quattrochi – Dirigente di ricerca-tecnologo INGVed Enzo Boschi- Professore Ordinario Sismologia, Università di Bologna