• Articolo New York, 9 gennaio 2015
  • Molti studi dimostrano che il metano fuoriesce dai punti di estrazione ma non è quantificato

    Troppi dati nascosti sulle emissioni del fracking

  • L’Agenzia USA per la protezione ambientale propone regole più trasparenti per censire le emissioni da fracking, ma dimentica le verifiche

Troppi dati nascosti sulle emissioni del fracking

 

(Rinnovabili.it) – L’Agenzia statunitense di protezione ambientale (EPA) ha proposto ieri un nuovo regolamento che obblighi le società energetiche a riferire al governo federale tutte le emissioni di gas serra provocate dai pozzi scavati con il fracking. Stessa cosa per quanto riguarda le stazioni di compressione del gas naturale e degli oleodotti.

 

Il Reporting Greenhouse Gas Program dell’EPA richiede attualmente alle compagnie energetiche di segnalare solo le emissioni da operazioni fracking che comportano il flaring, cioè la prassi di bruciare il gas naturale in eccesso presso un pozzo di estrazione.

Gli scienziati però hanno chiesto un resoconto più approfondito delle emissioni di gas serra del settore energetico, cosicché sia possibile comprendere appieno come le operazioni di estrazione del petrolio e del gas influenzino il cambiamento climatico. Molti studi hanno dimostrato che il metano fuoriesce spesso dai punti estrattivi, ma le informazioni di pubblico dominio accessibili ai ricercatori sono poche, così che non è facile mappare le fonti di emissione.

 

«Queste non sono attualmente incluse nel Reporting GHG Program, e un insieme di dati completo a livello nazionale attualmente non esiste o non è pubblico», ha detto la portavoce EPA Enesta Jones.

Il programma di mappatura dei gas serra, in atto da circa quattro anni, richiede a circa 8.000 grandi inquinatori del mondo industriale di comunicare le proprie emissioni. L’inquinamento censito rappresenta circa il 50 per cento di tutte le emissioni di gas serra negli Stati Uniti.

La norma proposta ieri, che l’EPA intende portare a casa entro la fine dell’anno, richiede alle aziende di rivelare anche informazioni sulla posizione geografica dei pozzi da cui partono le emissioni, e non soltanto dati generici sulla loro quantità.

 

Ma c’è un problema: l’approccio EPA continua a fare affidamento sull’autosegnalazione da parte dell’industria, senza che sia mai fatta una verifica indipendente dalla stessa EPA o da terzi. Dal momento che l’industria ha tutto l’interesse a non dare tutte le informazioni sui suoi livelli di inquinamento, in questo modo si ottengono numeri che consentono soltanto una sottostima del fenomeno.

2 Commenti

  1. Ezio D'Alessandro
    Posted febbraio 23, 2015 at 10:45 am

    DECRETO SBLOCCA ITALIA, ora legge di autorizzazione per consentire alle multinazionali di estrarre il petrolio nel Mare Nostrum e nel Territorio Nazionale non più a nostra sovranità, si occupa dei controlli in generale e in particolare per il fracking? O Confindustria suggerisce che sono tutti sciocchi timori?

  2. Pierluigi
    Posted febbraio 27, 2015 at 10:13 pm

    Potresti dirmi quale è la parte dello Sblocca Italia che ti porta a pensa che sia una “legge di autorizzazione per consentire alle multinazionali di estrarre il petrolio nel Mare Nostrum… e non più a nostra sovranità”? Così magari te lo spiego…
    In ogni caso, l’Art.38 comma 11-quater dice “sono vietati la ricerca e l’estrazione di shale gas e di shale oil e il rilascio dei relativi titoli minerari. A tal fine è vietata qualunque tecnica di iniezione in pressione nel sottosuolo di fluidi liquidi o gassosi, compresi eventuali additivi, finalizzata a produrre o favorire la fratturazione delle formazioni rocciose in cui sono intrappolati lo shale gas e lo shale oil”.
    Sufficiente?

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