• Articolo Roma, 9 ottobre 2019
  • Ddl Salvamare, le ultime modifiche alla Camera

  • Nell’ambito delle discussioni alla Camera, la proposta di Deiana e Muroni per eliminare la norma che obbliga i produttori di plastica riciclata ad usare almeno il 50% di PET vergine

L’emendamento al Ddl Salvamare che incentiva la produzione di plastica riciclata e biodegradabile diventa un odg

 

(Rinnovabili.it) – Proposto da Paola Deiana (M5s) e Rossella Muroni (Leu), l’emendamento al Disegno di legge Promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l’economia circolare, conosciuto come Ddl Salvamare, è stato trasformato in un ordine del giorno in vista dell’esame dell’aula (Leggi anche Ok al Ddl Salva Mare, inizia la guerra ai rifiuti di plastica). A rivelarlo è oggi Public Policy dopo aver contatto la deputata Muroni.

 

Presentato in commissione Ambiente, l’emendamento intendeva incentivare la produzione di bottiglie di plastica riciclata e biodegradabile,  eliminando una norma che, dal 2010 a oggi, ha limitato di molto la possibilità di impiegare polimeri riciclati nel packaging della acqua minerale. Nove anni fa infatti, per uniformarsi alla normativa CE 282/2008, l’Italia aveva inserito nel vecchio provvedimento ministeriale del 21 marzo 1973, un nuovo articolo obbligando i produttori di bottiglie in plastica ad usare “almeno il 50% di PET vergine”. Una misura valida allora, visto le differenze di performance tra PET vergine e PET di riciclo (o R-PET), che tuttavia restringeva di molto il campo d’applicazione della norma europea e che oggi potrebbe considerarsi superata. L’atto è stato tuttavia trasformato all’ultimo momento in un odg su cui l’aula sarà chiamata a deliberare.

 

Tra le ultime modifiche apportate al Ddl Salvamare, compare la richieste che – entro circa 4 mesi dalla sua entrata in vigore – le amministrazioni dei comuni costieri possano individuare aree, con particolare riguardo a quelle di maggiore valenza ambientale e storica, nelle quali applicare delle limitazioni e dei divieti in merito all’introduzione, all’utilizzo e all’abbandono di contenitori monouso in polistirolo o plastica non biodegradabile.

Continua così la battaglia dell’Italia contro l’inquinamento da plastiche usa e getta, di cui il Mar Mediterraneo (in quanto semichiuso) sembra soffrire particolarmente: si stima che vi siano presenti almeno 250 miliardi i frammenti di plastica.

 

>>Leggi anche L’inquinamento nel Mar Mediterraneo è triplicato negli ultimi 25 anni<<

 

La novità più grande del Ddl Salvamare è l’introduzione della possibilità per i pescatori di portare a terra la plastica accidentalmente finita nelle reti, azione finora proibita per legge. I rifiuti potranno essere portati nei porti dove saranno allestiti dei punti di raccolta e, per evitare che i costi della gestione di tali rifiuti gravino esclusivamente sugli operatori ittici e sugli utenti degli scali, è previsto che questi costi siano coperti con una specifica componente della tassa sui rifiuti.

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