• Articolo Kingston, 8 marzo 2018
  • Il deep sea mining minaccia la fonte della vita sulla Terra

  • Esiste una regione dell’Oceano Atlantico che viene considerata una delle fonti della vita sulla Terra. Le operazioni di deep sea mining potrebbero cancellarla

deep sea mining

 

La “città perduta” sotto attacco del deep sea mining

 

(Rinnovabili.it) – L’estrazione mineraria nelle profondità marine potrebbe distruggere una regione sul fondale oceanico che gli esperti ritengono un possibile sito per la fonte della vita sulla Terra. Situato nel mezzo dell’Oceano Atlantico, questo incantevole ecosistema viene chiamato The Lost City, la città perduta. Si tratta di uno dei siti di interesse scientifico più importanti al mondo, un’area caratterizzata da camini idrotermali in cui le calde acque alcaline delle rocce reagiscono con l’acqua di mare creando idrocarburi, i mattoni della vita.

Ma ora tutto questo è minacciato dalla concessione ottenuta dalla Polonia, cui è stato dato il permesso di esplorare 10 mila km quadrati della dorsale medio-atlantica. L’obiettivo è capire la fattibilità e i costi di un’eventuale estrazione di metalli preziosi dal fondale. I depositi di minerali nelle profondità oceaniche sono infatti oggetto di una crescente attenzione da parte dell’industria, che sta premendo per consolidare il settore del deep sea mining. Fino ad oggi si è trattato per lo più di speculazioni, tentativi costosi e impraticabili di raggiungere depositi di ferro, cobalto, manganese, nichel, rame e litio. Ma i recenti sviluppi dell’industria e il rinnovato interesse dei governi per le materie prime, oggi sembra aver avvicinato il lancio commerciale di queste tecniche estrattive.

 

>> Leggi anche: Deep sea mining, i rischi delle miniere a mare aperto <<

 

Le stime di crescita della domanda di questi minerali rendono difficile opporsi alla ricerca di nuove miniere, anche se in mare. Per costruire auto elettriche, smartphone, pannelli solari e molti altri dispositivi tecnologici che si stanno diffondendo sul pianeta, l’industria ritiene che esista un solo modo: il deep sea mining.

L’International Seabed Authority è (ISA) è l’organo intergovernativo, fondato nel ’94, che oggi si sta occupando di redigere i regolamenti per governare l’estrazione mineraria dai fondali oceanici. Il processo decisionale, tuttavia, è poco trasparente e facilmente influenzabile dalle imprese private e dai governi. Sugli impatti ambientali vi sono ancora pochi studi, talvolta scritti dalle stesse aziende che chiedono concessioni per scavare il fondale. Gli scienziati indipendenti, tuttavia concordano nel dire che gli impatti ambientali del deep sea mining potrebbero essere praticamente irreversibili. A grandi profondità, infatti, gli ecosistemi hanno un bassissimo livello di resilienza. E nella città perduta la perdita potrebbe essere davvero grave.

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