• Articolo Brasilia, 15 dicembre 2016
  • Deforestazione, il Brasile è “sull’orlo di una guerra ambientale”

  • Una proposta di legge in discussione dà ai singoli Stati il compito di redigere le norme per la protezione dell’ambiente. Così abbasseranno gli standard per attirare investimenti e aziende

deforestazione

Il ministro dell’Ambiente brasiliano Jose Sarney Filho

 

(Rinnovabili.it) – E’ scontro a tutto campo in Brasile su un disegno di legge che potrebbe distruggere quasi ogni regolamento sulla protezione dell’ambiente e aumentare a dismisura la deforestazione. La proposta è osteggiata da centianaia di Ong e ha creato spaccature anche all’interno del governo del presidente Michel Temer. Eliseu Padilha, capo di Gabinetto di Temer, appoggia il disegno di legge che è appena approdato in commissione Finanza del parlamento. Al contrario il ministro dell’Ambiente Jose Sarney Filho sostiene che potrebbe scatenarsi una “guerra ambientale” tra gli Stati.

Il Brasile ha un assetto federale, simile per certi versi a quello degli Stati Uniti. Il governo federale fino a questo momento ha tra le sue competenze quella di emettere i regolamenti sulla protezione dell’ambiente. La proposta di legge invece va in direzione opposta: assegna queste competenze ai singoli Stati, lasciando mano libera. Inoltre il testo prevede che attività come l’agricoltura su ampia scala e il disboscamento non debbano più sottostare al regime di licenze attuale. Licenze che sono essenziali per controllare e limitare il fenomeno della deforestazione illegale.

 

Deforestazione, il Brasile è “sull’orlo di una guerra ambientale”Il timore è che questo provvedimento svuoti di senso gli impegni sul clima presi dal Brasile. Cosa potrebbe avvenire? Con la nuova legge, ogni Stato cercherebbe di creare condizioni più vantaggiose per attirare le aziende rispetto ai vicini. La solidarietà e la sussidiarietà, princìpi essenziali nel rapporto tra gli enti locali e lo Stato, verrebbero quindi spazzati via dalla legge della competizione. Ogni Stato cercherebbe quindi di abbassare gli standard ambientali in modo da risultare più appetibile per le aziende. La conseguenza sarebbe un aumento vertiginoso delle emissioni di CO2: i settori dell’agricoltura e del disboscamento pesano insieme per il 70% delle emissioni totali del Brasile.

Il ministro dell’Ambiente aveva provato nei mesi scorsi a trovare un compromesso con le grandi industrie, promettendo di velocizzare l’emissione delle licenze senza però andare a toccare gli standard ambientali richiesti. La proposta però è stata prontamente bocciata in parlamento. La situazione della deforestazione in Brasile è sempre più grave. Nel 2016 sono spariti altri 8.000 kmq di Amazzonia, una superficie grande come l’intera Umbria. Rispetto all’anno precedente sono stati abbattuti quasi il 30% di alberi in più. Il Brasile si è impegnato a ridurre dell’80% entro il 2020 le emissioni imputabili alla deforestazione dell’Amazzonia e al ripristino e riforestazione di 12 milioni di ettari di terreno entro il 2030. Un obiettivo che sarebbe assolutamente irraggiungibile se passasse questa legge.

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