• Articolo Rio de Janeiro, 5 agosto 2019
  • Deforestazione in Brasile, l’ex direttore dell’INPE: “Trend di crescita innegabile”

  • Dopo essere stato indotto alle dimissioni a causa delle pressioni del Governo Bolsonaro, il fisico alla giuda dell’Agenzia spaziale brasiliana, Ricardo Galvao, è tornato a difendere i dati forniti dall’INPE che segnalano la rapida crescita della deforestazione in Amazzonia.

deforestazione brasile

Terreni disboscati a Capixaba, Acre, in Brasile – Foto di Lou Gold / Flickr

Secondo i dati INPE, la deforestazione in Brasile è aumentata dai 739 km/2 di maggio ai 1.864 km/2 di luglio

 

(Rinnovabili.it) – Il trend di rapida crescita della deforestazione in Brasile è un fatto innegabile”: sono le parole di congedo dell’ormai ex direttore dell’Agenzia spaziale brasiliana (INPE), Ricardo Galvao, dopo che lo scontro con il  Presidente, Jair Bolsonaro, riguardo la veridicità dei numeri sulla superficie di foresta pluviale persa negli ultimi 3 mesi lo ha costretto alle dimissioni dal proprio incarico.

 

“Non c’è il minimo dubbio, i nostri dati sono assolutamente corretti”, ha ribadito Galvao ai media, per poi precisare che le sue non sono state dimissioni volontarie. Nei giorni scorsi, l’INPE è stata al centro di un vero e proprio attacco pubblico da parte del Presidente del Brasile: Bolsonaro ha sostenuto diverse volte che i dati di monitoraggio della foresta amazzonica forniti dall’Agenzia spaziale fossero manipolati e ha lasciato intendere che avrebbe rimosso Galvao dal proprio incarico se le indagini interne avessero confermato tali sospetti.

 

L’INPE ha lanciato l’allarme sulla rapida crescita della deforestazione in Amazzonia fin da maggio, quando ne vennero disboscati 739 chilometri quadrati (quasi 1/3 in più rispetto ai 550 km/2 di magio 2018). A giugno, l‘Agenzia prima guidata da Galvao pubblicò dati che mostravano una crescita dell’88% nella deforestazione rispetto allo stesso periodo lo scorso anno (con 920 chilometri quadrati di foresta amazzonica persi), mentre a luglio, le rilevazioni dell’INPE sono schizzate alla cifra record di 1.864 km/2 di foresta pluviale distrutta a causa dell’espansione di terreni agricoli illegali e attività di ricerca mineraria.

 

Il Ministro dell’Ambiente del Brasile, Ricardo Salles, aveva già criticato l’attività dell’INPE lo scorso maggio, proponendo di sostituirne il monitoraggio con un servizio satellitare privato ad alta risoluzione capace di fotografare in tempo reale la situazione nella foresta amazzonica.

 

Bolsonaro ha più volte criticato l’operato di Galvao e dei suoi collaboratori, sostenendo che i dati del programma DETER, di cui fa parte il monitoraggio dell’INPE, non dovrebbero essere usati per fornire informazioni sulla variazione mensile della deforestazione in Amazzonia. Tale funzione, infatti, è affidata al programma PRODES, che integra i dati delle Agenzia spaziali con quelli delle Agenzie ambientali di terra.

 

Una posizione paradossalmente condivisa dallo stesso Galvao: il fisico, ex direttore dell’INPE, ha ribadito ai media la funzione dell’Agenzia spaziale (quella di fornire dati preliminari e su base stagionale piuttosto che sul breve periodo), ma ha anche aggiunto che questo non significhi che si possano ignorare chiari segnali nei trend di crescita della deforestazione.

 

Storicamente i numeri forniti dal Programma DETER sono molto più bassi di quelli del Programma PRODES”, ha concluso Galvao, suggerendo che con ogni probabilità, lo scenario prossimo della deforestazione amazzonica sarà ancora più drammatico rispetto a quello attualmente al centro dell’attenzione pubblica brasiliana e mondiale.

 

2 Commenti

  1. Iracema correia
    Posted agosto 5, 2019 at 7:44 pm

    Mi dispiace molto sendo una brasiliana chi vivi na Italia per 27 anni, sabere chi mio Brasile sta nelle mani da um dis ordenado della menti e bruto.

  2. Carlo
    Posted agosto 6, 2019 at 12:13 pm

    Ormai siamo alla follia, stiamo distruggendo questo pianeta nell’indifferenza più totale. Quella sull’ambiente è l’unica battaglia che ha senso combattere, che cosa aspettiamo a invertire il trend?

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