• Articolo San Paolo, 4 luglio 2019
  • La deforestazione in Amazzonia è cresciuta dell’88% a giugno di quest’anno

  • Le rilevazioni satellitari dell’Agenzia spaziale brasiliana registrano un incremento della superficie amazzonica disboscata per il secondo mese consecutivo.

deforestazione in amazzoniaEsperti e ambientalisti temono che la deforestazione in Amazzonia possa continuare a crescere sotto la presidenza Bolsonaro

 

(Rinnovabili.it) – La deforestazione in Amazzonia è cresciuta dell’88% nel mese di giugno 2019 rispetto allo stesso periodo lo scorso anno: a rilevare l’incremento è stata l’Agenzia spaziale del Brasile (INPE) che, per il secondo mese consecutivo, registra una nuova impennata del fenomeno.

 

Secondo i dati pubblicati dall’INPE, a giugno sarebbero andati persi 920 chilometri quadrati di foresta amazzonica, con un incremento dell’88,4% rispetto allo stesso periodo nel 2018. Lo scorso mese, l’Agenzia spaziale brasiliana aveva segnalato il primo incremento nella superficie deforestata (+34% rispetto a maggio dello scorso anno) da quando Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni presidenziali.

 

Nei primi 11 mesi dall’insediamento dell’amministrazione Bolsonaro, la foresta amazzonica ha perso 4.565 chilometri quadrati, in buona parte disboscati illegalmente. Secondo alcune sigle ambientaliste locali, la linea del Presidente avrebbe spinto imprese e coltivatori a guardare con maggiore aggressività alle risorse della foresta pluviale: ripetuti attacchi alle comunità indigene (la cui presenza funge da deterrente alla deforestazione in determinate aree), l’appoggio all’espansione dell’agricoltura e lo scontro con l’Ibama, l’agenzia di protezione dell’ambiente cui, da alcuni mesi, è stato proibito di avere rapporti con i media, sarebbero alcuni dei fattori alla base della nuova fase di deforestazione dell’Amazzonia.

 

Le cifre elaborate dall’INPE dovranno essere confermate, a fine anno, dal programma satellitare governativo PRODES, ma testimoniano comunque una chiara tendenza alla crescita.

La deforestazione in Brasile ha toccato i livelli più alti nei primi anni 2000 con intere regioni della foresta pluviale scomparse nel giro di pochi mesi (nel 2004, il conto delle foreste perse toccò quota 27 mila chilometri quadrati). Da allora, l’attività dell’Ibama a contrasto dell’espansione delle piantagioni e dei tagli illegali per raccogliere legno ha permesso di ridurre il fenomeno.

 

Poche settimane fa, Riccardo Salles, Ministro dell’Ambiente brasiliano, aveva contestato le rilevazione dell’INPE ritenendole manipolabili e proponendo di sostituire l’Agenzia spaziale con un servizio satellitare privato capace di fornire immagini ad alta risoluzione e in tempo reale della foresta amazzonica.

 

“Stiamo adottando tutte le misure disponibili per combattere la deforestazione illegale – ha spiegato Salles – Questa settimana abbiamo inviato simultaneamente 17 squadre di rinforzo dell’Ibama in tutta l’Amazzonia”.

 

Il portavoce di Greenpeace, Paulo Adario, ha spiegato come tutti gli indicatori portano a ipotizzare che la deforestazione aumenterà sotto l’attuale presidenza: “Quando arriveranno i numeri definitivi, se dovessero essere davvero alti, sarà un vero incubo anche per Bosonaro – ha concluso Adario, fiducioso che la pressione dell’opinione pubblica possa spingere il Governo a prendere provvedimenti – Si tratta di una questione di grande rilevanza sia da un punto di vista internazionale che locale perché l’Amazzonia è e resta un’icona”.

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