• Articolo Honiara, 18 ottobre 2018
  • Isole Salomone in balia della deforestazione selvaggia

  • Secondo il rapporto Paradise Lost della Global Witness, il tasso di deforestazione che stanno subendo le Isole Salomone sarebbe venti volte superiore di quello considerato sostenibile

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Irreparabili gli effetti della deforestazione su biodiversità e clima globale

 

(Rinnovabili.it) – Alla base della deforestazione selvaggia che stanno subendo le Isole Salomone ci sarebbe l’insaziabile domanda cinese di legname. A rivelare lo scempio ambientale è la ONG Global Witness che, nel suo rapporto Paradise Lost, mostra come le foreste tropicali delle Isole Salomone, spesso ritratte nelle riviste di viaggio come incontaminate, stiano subendo tassi di disboscamento estremamente insostenibili, dietro ai quali ci sarebbe la mano della Cina. Dalla documentazione raccolta, in effetti, le immagini satellitari e quelle scattate da droni mostrano quanto stia accadendo in loco, uno scempio con un alto rischio di pratiche illegali, che mina la reputazione commerciale cinese: un tasso di deforestazione venti volte maggiore di quello considerato sostenibile.

 

La falla legata a questo trend, che se non verrà controvertito potrebbe vedere esaurite commercialmente le foreste naturali delle Isole Salomone entro il 2036, risiederebbe proprio nell’assenza di controlli. Nonostante sia il più grande importatore di legname dalle Isole Salomone, alla Cina non interessano garanzie che quello proveniente dalle Isole o altrove non sia registrato illegalmente o insostenibilmente. Solo nel 2017, le Isole Salomone hanno esportato abbastanza legname per riempire lo stadio olimpico di Pechino e insieme a Papua Nuova Guinea forniscono il 50% delle importazioni di ceppi tropicali cinesi. Quello riscontrato dalla Global Witness è un alto rischio di pratiche illegali nei settori forestali di entrambi i paesi, che a sua volta rende l’acquisto un rischio commerciale per le aziende cinesi e per i principali partner commerciali del legno della Cina, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Canada, Australia e UE, tutti paesi dotati di leggi che controllano che il legname sia legalmente raccolto alla fonte. Una prova di tutto ciò, secondo quanto riportato dalla ONG, sarebbe la multa arrivata al gigante americano di pavimenti, Lumber Liquidators: 13 milioni di dollari di accuse penali importazioni di pavimenti fatti in Cina realizzati con legno illegale.

 

Considerati i rischi – e cioè, che le società forestali non ottengano il permesso dei proprietari terrieri locali di accedere come richiesto dalla legge, che le aziende arrivino fino a luoghi vietati e raccolgano specie protette e che non paghino le tasse che devono alla popolazione delle Isole – la Global Witness chiede dunque alla Cina di introdurre regolamenti che impongano alle aziende quanto meno di verificare che il legname sia legale nel suo paese di raccolta e mette in guardia sul fatto che, se la pratica procede senza controllo, ci saranno effetti disastrosi e irreparabili sulla biodiversità e il clima globale.

 

>>Leggi anche Biodiversità, un terzo delle riserve naturali mondiali sono a rischio<<

 

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