• Articolo Roma, 18 novembre 2019
  • Deforestazione netta pari a zero, CDP: obiettivo fallito

  • Diversamente da quanto stabilito – e promesso – l’industria dei beni di consumo ha mancato l’obiettivo della deforestazione netta pari a zero. Poche le aziende impegnate con azioni concrete

deforestazione

Foto di Picography da Pixabay

L’industria dei beni di consumo deve allinearsi quanto prima alle richieste dei consumatori, oggi più attenti alla questione ambientale. Per combattere la deforestazione servono azioni rapide, concrete e condivise

(Rinnovabili.it) – Raggruppando oltre 400 membri, tra i quali figurano marchi come Unilever, Kraft e Mondelez, il Consumer Goods Forum aveva nel 2010 concordato l’obiettivo di porre fine alla deforestazione netta entro il 2020. Il tempo stringe e i risultati ancora non si vedono. L’analisi pubblicata oggi da CDP evidenzia al contrario come la maggior parte delle grandi aziende e multinazionali siano ben lontane dal raggiungimento di tale obiettivo. 

L’ONG ha analizzato 22 società attive nei diversi settori dei beni di consumo, compresi  fornitori di fast food e produttori di alimenti e beni per l’igiene personale e per la casa, riscontrando che solo una parte di essi ha preso provvedimenti concreti per affrontare il problema deforestazione. Nel dettaglio, il rapporto evidenzia che, tra queste, solo otto società stanno implementando pratiche globali di gestione delle foreste e del territorio come l’agricoltura rigenerativa e la gestione del suolo, solo tre hanno ottenuto certificazioni sostenibili per l’olio di palma ed una soltanto per il legname. 

 

Aziende leader come Nestlé e Proctor & Gamble hanno pertanto dovuto ammettere che, per il prossimo anno, sarà per loro impossibile raggiungere l’obiettivo di deforestazione netta pari a zero.

Ignacio Gavilan, direttore della sostenibilità ambientale presso il Consumer Goods Forum, ha ammesso che, sebbene le aziende abbiano fatto progressi nella lotta alla deforestazione, permangono tuttora “sfide significative”, che impongono all’organizzazione di “rivalutare il proprio approccio”. “Avremmo dovuto essere più veloci nel riconoscere i limiti degli interventi nella catena di approvvigionamento. Lo stiamo facendo ora e saremo più rapidi nel valutare il nostro impatto e ottimizzare i nostri sforzi”, ha affermato. “La singolare attenzione alle certificazioni ci ha spinti a pensare in piccolo. Abbiamo bisogno di un approccio più trasformativo che ci porti a un futuro positivo”.

 

>>Leggi anche: “Deforestazione nel mondo: il 70% delle aziende nasconde il proprio impatto”<<

 

Ponendo l’accento – anche – sull’aspetto economico, il CDP ha inoltre avvertito circa i “rischi significativi per la reputazione delle aziende”, derivanti dalle minacce ambientali loro imputabili, sottolineando il cambiamento delle tendenze dei consumatori e la crescente domanda di trasparenza sostenibilità. Ling Sin Fai Lam, senior analyst di ricerca presso CDP, ha pertanto esortato le aziende ad “agire rapidamente per offrire una piena e profonda trasparenza” delle proprie filiere: “dalle alternative vegetali alla carne al passaggio dalla plastica ad imballaggi in carta, le tendenze dei consumatori stanno influenzando le catene di approvvigionamento globali e, in definitiva, lo stato di salute delle nostre foreste”. 

Accanto alle aziende, devono però aumentare i propri sforzi anche i governi, impegnandosi affinché le leggi di tutela ambientale e contro la deforestazione vengano pienamente rispettate: “Sappiamo che politiche come il rispetto e la protezione dei diritti delle terre indigene e la promozione di condizioni di lavoro dignitose sono fondamentali per fermare la deforestazione“, ha concluso Gavilan. “L’industria dei beni di consumo è impegnata a collaborare con i governi, la Tropical Forest Alliance e altre parti interessate per un’azione condivisa”. 

 

>>Leggi anche: “Una rete criminale alimenta la deforestazione amazzonica”<<

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