• Articolo Lima, 14 gennaio 2015
  • I risultati di uno studio appena pubblicato da una ricercatrice portoricana

    Deforestazione: Perù sventrato dalle miniere d’oro

  • Il Paese sudamericano è sede di una delle miniere d’oro illegali più grandi del mondo, nata grazie alla deforestazione dell’Amazzonia

Deforestazione Perù sventrato dalle miniere d’oro

 

(Rinnovabili.it) – Ara è una delle più grandi miniere d’oro illegali del mondo, figlia di una deforestazione selvaggia che ha fatto del Perù uno degli Stati maggiormente disposti a svendere l’ecosistema al commercio. Anche al prezzo della vita di chi si oppone. Ara è situata nella regione peruviana Madre de Dios, beffardamente soprannominata “Desmadre de Dios” (postribolo) da parte di alcuni abitanti. Le stime del governo calcolano che già nel 2010 ospitava 12.000 minatori, un terzo dei quali senza licenza. Madre de Dios è oggi uno degli epicentri della nuova corsa all’oro mondiale, che secondo Nora Alvarez, ricercatrice in scienze ambientali presso l’Università di Puerto Rico «rappresenta una minaccia per le foreste tropicali».

 

L’estrazione dell’oro ha distrutto infatti 1.300 chilometri quadrati di foresta dall’inizio della crisi economica nel 2007, calcola la scienziata portoricana osservando le immagini satellitari. Si tratta di una superficie di poco superiore alla città di Roma. Lo studio, pubblicato oggi sulla rivista Environmental Research Letters, ha individuato quattro punti caldi in cui si realizza il 90% della deforestazione: la foresta pluviale della Guyana che toccano Suriname, Guyana, Guyana Francese e Venezuela (41%), la giungla nel sud-ovest del Perù (28%), la regione amazzonica del Brasile tra i fiumi Tapajós e Xingu (11%) e le foreste di Magdalena-Urabá in Colombia (9%).

«Oggi, le miniere d’oro sono una delle principali cause della deforestazione in alcune delle più importanti foreste tropicali del Sud America», spiega Alvarez.

La ricercatrice indica anche i colpevoli di questa nuova corsa all’oro: l’aumento delle vendite di gioielli, soprattutto in Cina e India, e anche la crisi economica, che ha reso i miliardari più propensi ad investire in questo metallo come sicuro riparo. Questo aumento della domanda di oro ha fatto salire anche il suo prezzo. Nel 2000, un’oncia (circa 31 grammi) si pagava 250 dollari. Nel 2013 ne valeva 1.300.

 

Un terzo della deforestazione per l’oro, in Sud America, ha avuto luogo a pochissimi chilometri di distanza da aree protette come parchi nazionali di Rio Novo (Brasile) e Bahuaja Sonene (Perù), alzando i livelli di avvelenamento da mercurio (utilizzato per estrarre l’oro dalla roccia). Un inquinamento che impatta anche la salute della popolazione. A Madre de Dios, uno studio della ricercatrice Katy Ashe della Stanford University (USA), ha rilevato nel 2012 alti livelli di mercurio in persone che vivevano a centinaia di chilometri dalle miniere.

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