• Articolo Lima, 15 ottobre 2014
  • Tre quarti degli alberi che trasportati sul Rio delle Amazzoni proviene da riserve indigene o parchi nazionali

    Deforestazione: in Perù lo Stato è assente

  • Dopo l’assassinio di Edwin Chota, i boss del legname sono più forti. In Brasile, però, i GPS di Greenpeace sferra un duro colpo alla deforestazione

Deforestazione in Perù lo Stato è assente.(Rinnovabili.it) – Un’area di 700 mila chilometri quadrati, più vasta della Germania, dove lo Stato è totalmente assente e la deforestazione prosegue indisturbata. Anche questo sta diventando il Perù, che ha perso un mese fa parte della spinta ambientalista con il barbaro assassinio di Edwin Chota, storico leader della protesta contro il taglio indiscriminato della foresta amazzonica nella regione. La povertà e l’analfabetismo qui superano la media nazionale: sette evangeliche e crimine organizzato riempiono il vuoto delle politiche pubbliche. In un territorio dove vige la legge della giungla, l’unica speranza sono gli attivisti, che tuttavia si trovano a denunciare tagliaboschi di frodo a un governo che è colluso con l’industria del legname. E dunque li ignora e li lascia morire nelle imboscate tese da killer a libro paga dei buisnessmen. Le chiatte che solcano il Rio delle Amazzoni trasportano legna che per i tre quarti proviene da disboscamenti illegali, praticati in parchi nazionali e riserve indigene. I punti di controllo lungo il fiume sono pochi, mal presidiati e i funzionari facilmente corruttibili. Secondo il Peruvian Amazon Research Insitute si potrebbe mettere in campo un sistema di tracciamento basato sul Dna degli alberi. La tecnologia sarebbe in grado di risalire al luogo di origine della pianta, per stabilire poi se in quella zona era o meno autorizzata la deforestazione.

 

In Brasile invece usano metodi più spicci, ma ben più pericolosi. Gli attivisti di Greenpeace si sono infiltrati sotto copertura nello Stato del Parà, per installare dei GPS sui camion sospettati di veicolare legna da disboscamento illegale. È la prima volta che questa tattica viene adottata, ma ha avuto successo, rivelando le rotte del traffico irregolare. I mezzi viaggiano per 200 miglia dentro regioni di foresta pluviale protetta per raccogliere la legna, poi con traversate notturne sulla via del ritorno arrivano al porto di Santarém, dal quale gli alberi vengono esportati in Europa, Cina, Stati Uniti e Giappone. Grazie alle prove fornite dagli attivisti, proprio stamattina dovrebbe partire il blitz delle forze dell’ordine. Una piccola vittoria contro l’industria criminale del legname.

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