• Articolo Georgetown, 17 aprile 2013
  • Da un articolo di The Guardian

    È possibile uno sviluppo senza deforestazione?

  • Bharrat Jagdeo, ex presidente della Guyana, spiega come l’economia globale abbia oggi bisogno di foreste integre per salvaguardare la sicurezza alimentare e difendere il pianeta dagli effetti dei cambiamenti climatici

Deforestazione, come scinderla dalla crescita economica(Rinnovabili.it) – “Oggi le foreste sono viste unicamente come risorsa da sfruttare, in altre parole hanno più valore da morte che da vive”, scrive oggi su The Guardian Bharrat Jagdeo, ex presidente della Guyana, ora ambasciatore del progetto “Three Basins Initiative”.

Se prima le foreste rappresentavano una fondamentale fonte di sostentamento per le popolazioni locali, ora invece il loro abbattimento si traduce in grossi profitti economici globali, riuscendo a garantire un’immediata sicurezza alimentare nel mondo. Di conseguenza, maggiore è la domanda di materie prime da parte dei paesi industrializzati ed in via di sviluppo, maggiore è l’attività di deforestazione, che insiste in particolar modo nei tre bacini del Congo, in Amazzonia e nel sud-est asiatico.

In realtà, sottolinea Jagdeo, la produzione alimentare globale ha bisogno di foreste integre, non di alberi abbattuti. Non solo, esse rappresentano la principale difesa del pianeta contro i cambiamenti climatici: i tre bacini del Congo, ad esempio, forniscono un grande contributo per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, riducendo di circa il 10% le emissioni annuali di gas serra.

 

La sfida è quella di investire in un nuovo modello di utilizzo del suolo

La soluzione più ovvia sembrerebbe quella di bloccare l’attività di deforestazione nelle grandi regioni forestali, ma non è così facile come sembra. “Fermare la distruzione delle foreste da un giorno all’altro non è né possibile né auspicabile, in quanto ciò farebbe schizzare alle stelle il prezzo del cibo e diminuirebbe la disponibilità dello stesso, ma una soluzione alternativa esiste”, scrive Jagdeo su The Guardian.

La sfida è quella di investire in un nuovo modello di utilizzo del suolo che riesca a scindere l’esigenza di crescita economica e di riduzione della povertà dall’attività di deforestazione, nello stesso modo in cui il mondo sta iniziando a separare lo sviluppo economico dal consumo di combustibili fossili. “Dobbiamo riuscire ad arrivare al punto in cui le foreste abbiano un maggior valore da vive piuttosto che da morte”.

Con la riduzione della deforestazione di due terzi dal 2004, il Brasile, ad esempio, ha evitato circa 1 miliardo di tonnellate di emissioni di CO2 e ciò rappresenta un traguardo mai raggiunto da nessun altro paese al mondo. L’aspetto fondamentale è che ciò non ha intaccato minimamente la crescita economica: il Brasile, infatti, ha tolto dalla povertà 10 milioni di cittadini e continua ad esportare all’estero grandi quantità di carne, soia ed altre risorse.