• Articolo Strasburgo, 3 marzo 2016
  • Nominata la presidente e quattro vice presidenti

    Dieselgate, la commissione di inchiesta inizia i lavori

  • Il gruppo di europarlamentari si riunirà per un anno, la prossima data è il 22 marzo. Lo scopo è trovare le responsabilità politiche del dieselgate

Dieselgate, la commissione di inchiesta inizia i lavori

 

(Rinnovabili.it) – È iniziata ieri l’indagine del Parlamento europeo sullo scandalo dieselgate. La commissione di inchiesta dovrà verificare se l’operato delle autorità di regolamentazione è stato irreprensibile o se invece qualcuno ha voluto chiudere un occhio – magari anche tutti e due – davanti a una frode organizzata a tavolino dai colossi dell’automotive. Il caso era scoppiato nel settembre 2015 a seguito della scoperta, da parte dell’Agenzia ambientale statunitense (EPA), di un dispositivo capace di silenziare in fase di test le emissioni dei motori diesel della Volkswagen.

Perché in Europa nessuno ha detto niente anche se le differenze tra emissioni in laboratorio e in condizioni di guida reale erano note dal 2011? Chi poteva fare di più e non si è pronunciato? Quanto sapevano la Commissione europea e i governi nazionali? A queste e altre domande la commissione di inchiesta del Parlamento Ue dovrà trovare le giuste risposte entro un anno. Questo è il tempo che si sono dati gli eurodeputati inquirenti. In una prima sessione a porte chiuse, la commissione d’inchiesta ha eletto presidente la belga dei socialdemocratici Kathleen Van Brempt, e quattro vice presidenti: Ivo Belet (EPP, Belgio), Mark Demesmaeker (ECR, Belgio), Kateřina Konečná (GUE/NGL, Repubblica Ceca), Karima Delli (Verdi/EFA, Francia). La commissione sulle emissioni (EMIS) si riunirà nuovamente il 22 marzo.

 

Dieselgate, la commissione di inchiesta inizia i lavori 2I Popolari, partito di maggioranza nella plenaria di Strasburgo, hanno messo le mani avanti: Krisjanis Karins, europarlamentare lettone del PPE ha tenuto ad annunciare che «non accetteremo che l’indagine si trasformi in una caccia alle streghe dannosa per l’industria automobilistica europea, la tecnologia diesel o della Commissione europea,” il portavoce del PPE Krisjanis Karins della Lettonia, ha detto.

Ma non si potrebbe certo definire tale un’investigazione capace di rendere pubblici, dieselgate a parte, gli stretti legami che da anni l’industria dell’auto mantiene con la Commissione europea e alcuni politici. I Verdi, almeno, la pensano così, dato che viene da loro la proposta di una commissione di inchiesta. Il gruppo ha chiesto che vengano chiamati a deporre rappresentanti di tutte le parti, compresa l’industria, la Commissione e le autorità nazionali.

Tuttavia, il PPE ha già annunciato che cesserà di sostenere l’iniziativa se dovesse trasformarsi in una “macchina del fango”.

La difesa a priori dell’operato di Commissione Ue e industria dell’auto mette i Popolari in una luce ambigua fin dall’inizio. Come Rinnovabili.it ha già raccontato (leggi l’articolo), infatti, i falsari dell’auto erano già è già stati denunciati dalle ONG ben prima dell’EPA. E la Commissione europea sapeva tutto già nel 2011 (leggi l’articolo).

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