• Articolo Brasilia, 30 novembre 2015
  • Dopo il rapporto shock delle Nazioni Unite

    Disastro ambientale in Brasile: alle aziende chiesti 5 miliardi

  • Il governo avvia una causa contro BHP Billiton e Vale, i colossi responsabili del disastro ambientale provocato dal crollo della diga sul Rio Doce

Disastro ambientale in Brasile alle aziende chiesti 5 miliardi

 

(Rinnovabili.it) – La Fukushima brasiliana non resterà impunita. Il governo del Brasile ha annunciato che farà causa per 5 miliardi di dollari ai giganti minerari BHP Billiton e Vale dopo il disastro ambientale provocato dal crollo di una diga presso una miniera di ferro sul Rio Doce. Lo scoppio dell’impianto ha riversato 60 milioni di metri cubi di fanghi tossici carichi di arsenico, mercurio, nichel e cromo lungo il corso del fiume, fino all’oceano Atlantico. Nella catastrofe, occorsa all’inizio del mese, sono morte almeno 13 persone (11 i dispersi) e migliaia di pesci.

Il ministro dell’Ambiente, Izabella Teixeira, ha detto che le due multinazionali titolari della Samarco, compagnia che lavorava allo sfruttamento della miniera, verranno perseguite allo scopo di obbligarle a costituire un fondo da 20 miliardi di reais (5 miliardi di dollari), per finanziare il recupero ambientale dell’area e il risarcimento delle vittime.

 

Disastro ambientale in Brasile alle aziende chiesti 5 miliardi 2

 

«C’è stato un enorme impatto dal punto di vista ambientale», ha detto Teixeira in una conferenza stampa nella capitale Brasilia. Si tratta infatti del più grande disastro ambientale nella storia del Brasile, tanto da valergli la definizione di “Fukushima brasiliana”. L’ondata di acqua fangosa, secondo le società minerarie, non presenterebbe tossicità per gli esseri umani.

Queste affermazioni sono in netto contrasto con quelle dello special rapporteur delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e ambiente, John Knox. La scorsa settimana, l’esperto ha presentato un dossier nel quale rivela che l’equivalente di 20 mila piscine olimpioniche di fanghi tossici sono state vomitate nel Rio Doce, il fiume che collega lo Stato ricco di minerali del Minas Gerais con l’Espirito Santo, sulla costa atlantica. L’ONU ha anche criticato il governo brasiliano, ritenendo la risposta «insufficiente» ed esortando l’esecutivo e le imprese a «fare tutto quanto in loro potere per evitare ulteriori danni». È probabilmente sulla scia di queste critiche che Brasilia ha deciso di muovere causa alle aziende responsabili.

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