• Articolo Shanghai, 9 gennaio 2018
  • Le condizioni climatiche rendono difficili le operazioni di ricerca e soccorso

    Disastro ambientale nel Mar Cinese, petroliera in balia delle onde

  • Trovato il corpo di un membro dell’equipaggio, ma il disastro ambientale rischia di aggravarsi se non verrà scongiurata la possibilità di un’esplosione

disastro ambientale

Fonte: Ministero cinese dei Trasporti

 

Onde di tre metri e pioggia aggravano il disastro ambientale

 

(Rinnovabili.it) – Ogni tentativo è stato inutile. Da tre giorni il fuoco attanaglia la petroliera iraniana rimasta coinvolta, sabato scorso, in uno scontro con un cargo di Hong Kong. Pioggia, vento forte, onde di tre metri e gas tossici sprigionati dagli idrocarburi in fiamme stanno ostacolando le decine di imbarcazioni che tentano di ritrovare i 31 marinai dispersi e per estinguere l’incendio. L’equipaggio era composto da 32 persone: il corpo di un uomo è stato trovato ieri a bordo della petroliera, mentre ancora non si hanno notizie di tutti gli altri dai pattugliamenti che coprono un’area di 3000 km quadrati. Le fiamme, intanto, rendono difficile avvicinarsi alla nave: oggi hanno costretto la squadra di ricerca e soccorso della Guardia costiera sudcoreana a rimanere a distante 5 km, mentre aumentano le preoccupazioni di una possibile esplosione e inabissamento.

Il governo cinese ha detto ieri di non aver trovato una perdita di petrolio su larga scala e che gli idrocarburi trasportati, un tipo di petrolio ultraleggero noto come condensato, stava bruciando o evaporando rapidamente, lasciando pochi residui in mare. Se questo è vero, le probabilità di una chiazza estesa da ripulire sono più ridotte. Tuttavia, il condensato è altamente volatile quando esposto all’aria e all’acqua, ed è proprio per questo che le autorità sono in apprensione per la potenziale esplosione.

 

>> Leggi anche: Petroliera in fiamme nel Mar Cinese, 32 dispersi <<

 

L’incidente, le cui cause sono ancora da chiarire, ha avuto luogo 300 km al largo della costa cinese di Shanghai, in linea con la foce del fiume Yangtze. La petroliera iraniana Sanchi trasportava 136 mila tonnellate di condensato in Corea del Sud, pari a circa 1 milione di barili e del valore di circa 60 milioni di dollari. Il mercantile con cui è avvenuto l’impatto, invece, stava portando grano da Hong Kong alla Cina. Dopo lo scontro è stato scortato in un porto vicino a Shanghai, dove stanno iniziando le indagini per conoscere la causa del disastro.

Intanto, i forti venti stanno trascinando la petroliera lontano dalla costa cinese, spiega Greenpeace. Rashid Kang, attivista di Greenpeace East Asia ha detto che tra domenica e lunedì il relitto ha percorso circa 50 chilometri in direzione sud-est. La fauna marina, denuncia l’associazione, potrebbe subire gli impatti del disastro ambientale.

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