• Articolo Bruxelles, 16 ottobre 2014
  • Il Belpaese è a rischio di severe sanzioni

    Discariche Lazio, la Corte UE dichiara l’Italia inadempiente

  • Il tribunale ha riconosciuto che al primo agosto 2012 la situazione sul territorio non era conforme alle prescrizioni delle direttive 2008/98 e 1999/31

Discariche Lazio, la Corte UE dichiara l’Italia inadempiente(Rinnovabili.it) -Tanti anni di cattiva gestione e incuria non possono, forse, essere risolti in tempi brevi, ma il ritardo che nel tempo ha accumulato la Regione Lazio sul fronte rifiuti supera qualsiasi possibilità di comprensione. Soprattutto quella della Commissione Europa che dopo una prima lettera di costituzione in mora nel 2011 e un parere motivato nel 2012, lo scorso anno ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia europea. A far spazientire Bruxelles era stata l‘interpretazione restrittiva da parte delle autorità italiane del concetto di “un sufficiente trattamento dei rifiuti”, motivo per il quale la discarica di Malagrotta a Roma e altre discariche nella regione sono state riempite con rifiuti che non hanno subito il trattamento prescritto dalla legislazione UE.

 

Un’inchiesta comunitaria aveva rivelato che solo nella provincia di Roma, ogni anno circa 735 000 tonnellate di rifiuti non sono trattati in impianti di trattamento meccanico-biologico (MBT) prima della collocazione in discarica, perché la regione non dispone di una capacità sufficiente in questo settore. E gli inadempimenti, secondo l’analisi dell’esecutivo europeo, continueranno probabilmente fino al 2015. Questa documentazione è stata accolta dalla Corte di Giustizia della UE che, riconoscendone la validità, ha dichiarato ieri l’Italia inadempiente per le discariche di Roma.- Malagrotta, Colle Fagiolara, Cupinoro, Montecelio-Inviolata e Fosso Crepacuore – e delle due discariche del SubAto di Latina ubicate a Borgo Montello.

 

Nel dettaglio il tribunale ha riconosciuto che al primo agosto 2012 la situazione sul territorio non era conforme alle prescrizioni delle direttive 2008/98 e 1999/31. In quella data, spiegano, infatti, i giudici, non erano state adottate “tutte le misure necessarie per un’adeguata selezione delle diverse frazioni e la stabilizzazione della parte organica, e non era stata creata una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili”, evidenziando quindi “un deficit di capacità di trattamento meccanico-biologico”. Ora se il nostro Paese non dovesse adeguarsi alla sentenza, andremmo incontro a due tipi di sanzioni: una somma forfettaria per il periodo che intercorre tra la contestazione dell’inadempimento e la condanna e una penalità giornaliera prevista per ogni giorno di ritardo tra la pronuncia della sentenza e la regolarizzazione della situazione.

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