• Articolo Bruxelles, 21 marzo 2019
  • Discariche non a norma, Italia condannata dalla Corte UE

  • Il tribunale condanna l’Italia per il mancato adeguamento di 44 siti alla normativa comunitaria del 1999

Discariche non a norma

 

Diminuisce il numero di discariche italiane non a norma, ma il ritardo d‘azione si fa notare

(Rinnovabili.it) – Nuova tirata d’orecchie per l’Italia sul fronte rifiuti: ancora troppe discariche risultano non essere a norma. Quale norma? Quella che l’Unione europea ha pubblicato nell’ormai lontano aprile del 1999 (direttiva 1999/31/CE) e che gli Stati Membri erano tenuti a recepire a luglio dello stesso anno. Il provvedimento comunitario chiedeva prevenire o ridurre, per quanto possibile, gli effetti negativi sull’ambiente o sulla salute umana dal collocamento dei rifiuti introducendo requisiti tecnici rigorosi; alle discariche la possibilità di adeguarsi a tali requisiti o chiudere.

 

Per la Commissione europea, tuttavia, nel 2012 ben 102 siti italiani non rispondevano agli obblighi comunitari. La procedura d’infrazione iniziata nello stesso anno con una lettera di costituzione in mora culmina oggi con la sentenza della Corte di Giustizia UE che conferma la non conformità dell’Italia. In realtà non si tratta più di 102 siti. Il numero è stato ridotto di oltre la metà: nel 2015 risultavano 44 discariche non a norma.

 

Nel dettaglio, osserva la Corte, 31 discariche risultavano ancora aperte senza alcun intervento di messa a norma o bonifica, quali Avigliano (Serre Le Brecce), Ferrandina (Venita), Genzano di Lucania (Matinella), Latronico (Torre), Lauria (Carpineto), Maratea (Montescuro), Moliterno (Tempa La Guarella), Potenza (Montegrosso-Pallareta), Rapolla (Albero in Piano), Sant’Angelo Le Fratte (Farisi), Capistrello (Trasolero), Francavilla (Valle Anzuca), L’Aquila (Ponte delle Grotte), Canosa (CO.BE.MA), Torviscosa (company Caffaro), Corleto Perticara ( Tempa Masone), Marsico Nuovo (Galaino), Matera (La Martella), Rionero in Volture (Ventaruolo), Salandra (Piano del Governo), Senise (Palomabara), Tito (Aia dei Monaci), Capestrano (Tirassegno), Castellalto (Colle Coccu), Castelvecchio Calvisio (Termine), Corfinio (Cannucce), Corfinio (Case querceto), Mosciano S. Angelo (Santa Assunta), S. Omero (Ficcadenti), Montecorvino Pugliano (Parapoti) e Torviscosa (La Valletta).

 

Per sette discariche i lavori di adeguamento sono stati completati solo tra il 2017 e il 2018, ossia a Andria (D’Oria G. & C.) Bisceglie (CO.GE.SER), Andria (F.lli Acquaviva), Trani (BAT-Igea), Atella (Cafaro), Pescopagano (Domacchia), Tito (Valle del Forno).

 

Per le altre sei non è stato possibile verificarne la conformità alle disposizioni della direttiva per mancanza di comunicazioni da parte dell’Italia all’esecutivo europeo. Parliamo di delle discariche di Potenza (Montegrosso-Pallareta), Roccanova (Serre), Campotosto (Reperduso), San Mauro Forte (Priati), San Bartolomeo in Galdo (Serra Pastore) and of Trivigano (ex Cava Zof).

 

Il governo italiano fa sapere però di essersi attivato a novembre scorso comunicando l’avvenuto completamento degli interventi necessari a sanare la posizione di 13 delle 44 discariche oggetto del giudizio. “Negli ultimi mesi – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – ho richiesto a ciascuna delle cinque Regioni interessate dalla procedura un cronoprogramma di dettaglio dei lavori per il completamento della chiusura delle discariche diffidando, ove opportuno, gli enti regionali a concludere i procedimenti. Al fine di evitare un’ulteriore condanna con l’imposizione di sanzioni pecuniarie, non escludo il ricorso ai poteri sostitutivi”.

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