• Articolo Torino, 9 gennaio 2019
  • Dissalazione, dal Polito il primo prototipo a energia solare

  • Un sistema di riciclo dell’energia solare permette di dissalare l’acqua marina con costi contenuti e materiali low cost

Pouring water into glass

Pouring water into glass

Un team di studiosi torinesi ha sviluppato un prototipo per produrre low cost acqua potabile dissalando quella marina

 

(Rinnovabili.it) – Dissalare l’acqua marina sfruttando semplicemente l’energia del sole, materiali low cost e nessuna manodopera: questo il progetto cui stanno lavorando un gruppo di giovani ricercatori del Politecnico di Torino.

La produzione di acqua potabile tramite dissalazione non è una novità: basti pensare che Arabia Saudita e Israele producono rispettivamente il 10% e il 20% del fabbisogno naturale tramite dissalatori. Gli studiosi del Polito, la cui ricerca è stata pubblicata sulla rivista specializzata Nature Sustainability, hanno però cercato di lavorare sui punti deboli di questo processo che richiede, generalmente, grandi quantità di energia elettrica, complessi macchinari di suzione delle acque e monitoraggio del “prodotto” finale che ne rendono l’impiego svantaggioso (fino a 100 volte più costoso) rispetto al semplice pompaggio di acqua potabile dal sottosuolo.

 

Il punto cruciale resta il contributo dell’energia solare: mentre altri sistemi di dissalazione si sono arenati nel tentativo di aumentare l’assorbimento di tale fonte energetica, i ricercatori del Politecnico hanno pensato di focalizzarsi sull’ottimizzazione dei sistemi disponibili. Tramite una serie di processi di evaporazione “a cascata” e l’impiego di speciali membrane in zeolite (un particolare materiale caratterizzato da una fitta rete di nanpori), gli studiosi sono riusciti a riciclare l’energia solare e amplificare quindi il processo di dissalazione fino a ottenere un massimo di 20 litri d’acqua potabile in un solo giorno di esposizione. 

 

>>Leggi anche Dissalazione, in Italia la tecnologia rimane in una nicchia<<

 

“Ci siamo ispirati alle piante che trasportano l’acqua dalle radici al fogliame attraverso capillari e traspirazione – hanno spiegato Matteo Fasano e Matteo Forciano che, insieme a Eliodoro Chiavazzo, Francesca Viglino e Pietro Asinari formano il promettente team di ricerca piemontese – Il nostro sistema galleggiante è capace di assorbire l’acqua marina tramite l’utilizzo di materiali porosi low cost, evitando l’impiego di costose pompe. L’acqua stoccata è poi scaldata dall’energia solare che contribuisce alla separazione del sale durante l’evaporazione. Il processo è facilitato dall’inserimento di membrane che evitano il rimescolamento tra l’acqua marina e quella divenuta potabile, proprio come avviene per alcune piante capaci di sopravvivere in ambienti marini, come le mangrovie”.

 

Un sistema passivo di produzione per un bene primario di difficile reperimento in determinate condizioni: il prototipo sviluppato al Politecnico di Torino potrebbe essere utilizzato in contesti di emergenza come, ad esempio, a seguito di catastrofi naturali o in aree che soffrono di cronica mancanza d’acqua potabile. Ma potrebbe risultare utile anche in aree sovrappopolate per l’alimentazione di giardini pensili oppure in casi di contaminazione delle falde acquifere durante scavi in zone costiere come spesso accade anche nella nostra Sicilia.

 

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