• Articolo Roma, 5 novembre 2018
  • Disastro idrogeologico: Italia in ginocchio, serve un piano

  • Il maltempo e gli eventi estremi che hanno letteralmente flagellato l’Italia negli ultimi giorni impongono la messa in sicurezza del territorio nazionale contro il dissesto idrogeologico

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Conte: “Stanzieremo un miliardo di euro per proteggere e salvare vite umane dal dissesto idrogeologico”

 

(Rinnovabili.it) – Quello che si è verificato in questi ultimi giorni in Italia è un dissesto idrogeologico senza precedenti, con frane, alluvioni ed eventi estremi che hanno letteralmente flagellato il paese da Nord a Sud. Soltanto in una settimana, le vittime per il maltempo sono arrivate a 30, le ultime in Sicilia: due famiglie spazzate via dalla piena improvvisa del torrente Milicia, un uomo travolto dalla piena del fiume San Leonardo, nel palermitano, e due turisti tedeschi investiti da una frana nell’agrigentino. Stato di emergenza dichiarato in più regioni d’Italia, con Calabria, Sardegna, Sicilia, Veneto, Friuli, Liguria, Trentino e basso Lazio tra quelle più devastate, e lunedì di allerta arancione con avviso di condizioni meteorologiche avverse, emesso quest’oggi dalla protezione civile, su parte del Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio; allerta gialla, invece, per Lombardia, Friuli, Veneto, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, ma anche su parte di Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia. Il maltempo non sembra arrestarsi, nonostante i danni che ha già provocato. L’ultimo, soltanto in ordine cronologico, la strage degli alberi in Trentino Alto Adige: secondo stime di Coldiretti e Federforeste, sarebbero 14 milioni gli alberi abbattuti dal maltempo, la maggior parte faggi e abeti bianchi e rossi, con conseguenze gravi sull’equilibrio ecologico e ambientale di vaste aree montane.

 

Ammontano a 7 milioni, invece, le persone che vivono in aree a rischio. Stando a quanto emerge da un’analisi condotta da Coldiretti, sulla base di dati Ispra, il 91% dei comuni italiani sarebbe a rischio idrogeologico per alluvioni o frane, cifre che fanno collocare l’Italia tra i dieci paesi più colpiti al mondo per alluvioni, siccità, tempeste, ondate di calore e terremoti; eventi estremi cui è associata una perdita economica che negli ultimi venti anni è stata pari a 48,8 miliardi di euro (analisi Coldiretti su dati UNISDR). Le cause di questa situazione sono imputabili alla cementificazione e a un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia a 12,8 milioni di ettari. “La disponibilità di terra coltivata – spiega Coldiretti – significa produzione agricola di qualità, ma anche sicurezza ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico. Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola”.

 

Oltre ai danni fisici, il dissesto idrogeologico non risparmia neppure le tasche del Belpaese. Secondo quanto dichiarato da Legambiente, l’Italia sarebbe tra le prime nazioni al mondo per risarcimenti da maltempo: 61,5 i miliardi di euro spesi tra il 1944 e il 2012. Anche l’associazione ambientalista, così come Coldiretti, punta il dito sulla sottrazione di suolo libero per processi di crescita edilizia, dovuta anche all’assenza di una normativa nazionale che intervenga in questo settore. “Nonostante siano state messe in campo nuove politiche per la riduzione del rischio sul territorio, con l’obiettivo di recuperare anni di ritardi negli interventi – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampettipurtroppo ancora oggi non se ne vedono i risultati. La dimensione dei problemi che vediamo nei territori legati alla fragilità idrogeologica del Paese, ad una pianificazione e ad una espansione urbanistica che spesso non ne tiene conto e a un clima che sta cambiando, è tale da obbligare a un cambio di strategia e di velocità degli interventi. Si deve passare da un approccio che segue emergenze e disastri a una lettura complessiva del territorio italiano attraverso un Piano nazionale di adattamento e a interventi coerenti e coordinati”. Da qui la richiesta avanzata da Legambiente al Governo di approvare un piano nazionale, da declinare poi su scala regionale e territoriale, e la proposta di prevedere nella prossima finanziaria un fondo di almeno 200 milioni di euro all’anno a disposizione di piani clima, progetti di adattamento ai cambiamenti climatici e interventi di manutenzione, riqualificazione e riduzione del rischio.

 

Una risposta dagli organi governativi è effettivamente arrivata. Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha annunciato lo stanziamento di un miliardo di euro “per interventi di sicurezza del territorio, per proteggere e salvaguardare le vite umane”. I fondi pare siano già in manovra. Ora si attende per questa settimana la delibera del Consiglio dei Ministri sullo stato d’emergenza. Incisivo anche l’intervento del Ministro dell’ambiente Sergio Costa che, nella convinzione che sia urgente una programmazione di breve-medio-lungo periodo per la prevenzione del dissesto idrogeologico, ha approntato un programma per la manutenzione del territorio grazie al quale saranno stanziati subito 50 milioni di euro per progetti strutturali, e poi 900 milioni di euro a triennio contro il dissesto, fondi che vanno inquadrati, specifica il Ministero, in una programmazione complessiva di lungo periodo contro il dissesto idrogeologico di oltre 6 miliardi di euro. “Da ora in avanti – ha dichiarato Costa – la manutenzione deve poter essere finanziata con continuità nell’ambito delle risorse che il Ministero metterà a disposizione e a valere su quelle che le Regioni hanno all’interno del proprio bilancio. Si tratta di farne un obiettivo di governo del territorio, a livello centrale e locale”.

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