• Articolo Roma, 2 marzo 2016
  • Presentato l’ultimo rapporto ISPRA

    Dissesto idrogeologico: in Italia a rischio 7mln di persone

  • Frane, alluvioni e inondazioni minacciano la società, l’economia e la cultura. Il pericolo del dissesto idrogeologico è figlio della fragilità politica del Paese

Dissesto idrogeologico in Italia a rischio 7 milioni di persone 3

 

(Rinnovabili.it) – Il dissesto idrogeologico è una spada di Damocle per 7 milioni di persone in Italia, il 12% della popolazione. Di questi, più di un milione abita in zone a pericolosità da frana e quasi 6 milioni in zone alluvionabili. Preoccupante dunque, per non dire tragica, la fotografia dell’ISPRA scattata con il rapporto 2016 “Dissesto idrogeologico in Italia”, presentato oggi a Roma.

Il dossier, che contiene l’analisi dei dati relativi al 2015, «fornisce una conoscenza completa e attuale sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera», spiega l’Istituto in una nota. La rappresentazione grafica e le cifre si trovano on line sulla piattaforma governativa #italiasicura (http://mappa.italiasicura.gov.it) e sul geoportale ISPRA (http://www.geoviewer.isprambiente.it).

 

Il dissesto idrogeologico nel nostro Paese

In totale, sono 7.145 i Comuni italiani a rischio frane e/o alluvioni: l’88% del totale. In 7 regioni, addirittura, il 100% dei Comuni è soggetto a rischio idrogeologico. Si tratta di Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. «A queste – riporta l’ISPRA – si aggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni. I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km quadrati».

 

Un problema economico…

Il problema del dissesto idrogeologico viene preso in esame anche sotto l’aspetto economico: quasi 80 mila imprese sul territorio nazionale (l’1,7% del totale) sorge in aree ad elevata o molto elevata pericolosità di frana. Un disastro potrebbe coinvolgere più di 200 mila lavoratori. Il rischio maggiore per le imprese è in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte. Se si scende di scala, considerando anche il pericolo di inondazione nello scenario medio, le aziende minacciate diventano 576 mila, per oltre 2 milioni di addetti. Le regioni a maggior rischio di allagamenti sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia.

 

Dissesto idrogeologico in Italia a rischio 7 milioni di persone

 

…culturale…

L’Italia, non va dimenticato, è considerato un tempio della cultura europea e mondiale. Ma proprio per questo sono tantissimi i beni culturali architettonici, i monumenti e i siti archeologici potenzialmente soggetti a fenomeni franosi (34.651). «Le regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio – dettaglia l’ISPRA – sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento».

 

…e politico

Dissesto idrogeologico in Italia a rischio 7 milioni di persone 5Perché siamo arrivati a questo punto? L’Italia è sempre stata così fragile? La domanda è mal posta. Le stime del pericolo sono infatti connesse ai potenziali impatti umani del dissesto idrogeologico. È pertanto la crescita degli insediamenti antropici il principale indiziato per l’aumento dei pericoli. Ma si tratta di un fenomeno con radici molto in là nel tempo: addirittura nel secondo dopoguerra. Dagli anni ’50 è si è registrato «un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio – chiarisce il rapporto ISPRA – Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media».

Ecco che il tema del dissesto, in questo quadro, assume una portata sociale e politica niente affatto trascurabile. L’espansione a macchia d’olio delle aree antropizzate a danno dell’ambiente e dell’ecosistema, insieme alla scarsa pianificazione politica a livello nazionale e locale, sono ingredienti di una ricetta che negli anni a venire sarà sempre più esplosiva.

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