• Articolo Bologna, 26 aprile 2012
  • Vittorio Marletto

    Doccia scozzese, il nuovo clima pazzo del nord Italia

  • Cielo grigio qualche giorno fa sull’Emilia e un po’ su tutto il nord, con disappunto di chi vorrebbe sempre il sole, e speranza per chi come me il sole ormai lo teme

Temo il sole in Val Padana non solo perché quando il tempo è bello e stabile nell’aria del nord Italia si accumulano inquinanti e polveri, e aumentano i rischi per la salute, ma anche perché i periodi di bel tempo si accompagnano sempre più spesso a siccità e ondate di calore anomalo. Per esempio lo scorso marzo è stato caldissimo, anche dieci gradi sopra le attese, tanto che i ragazzi cominciavano già a girare in T shirt, ma nei giardini si sono visti in azione gli innaffiatoi, e nei campi gli impianti irrigui! Il mese prima invece era stato freddissimo almeno per quindici giorni, con nevicate ovunque. E allora? La neve è acqua no? Le cose sono più complicate di così, purtroppo. Intanto in buona parte del nord Italia le precipitazioni si fanno desiderare da molti mesi, tanto che bisogna risalire addirittura al luglio 2011 per trovare una quindicina di maltempo “vero”, quindi in pratica è “saltato” l’autunno. Dopodiché non dico niente acqua, ma talmente poca che ci mancano circa 300 mm (la pioggia di tre mesi) per riportare il conteggio alla normalità. La regione Emilia-Romagna a inizio febbraio è passata in un paio di giorni da un’emergenza siccità in pieno inverno all’emergenza neve (fino 3 metri nell’entroterra riminese) per poi tornare dopo poco a discutere se riattivare le misure d’emergenza idrica (www.arpa.emr.it/siccita).

La neve infatti era leggerissima (un contenuto equivalente in acqua di soli 50 mm per metro invece dei soliti 100) e soprattutto molto disomogenea, tanto che a nord del Po e a ovest del Reno non ne ha fatta quasi per nulla. Così la provincia di Bolzano non ha avuto molta difficoltà a “prestare” i suoi mezzi di soccorso a quella di Rimini, tanto da loro per vedere un po’ di neve dovevi salire a 2000 metri! Il bello è che la Romagna (zona che include le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, oltre alla “bolognese” Imola), fino al giorno prima del “nevone” era quasi del tutto a secco, con la diga di Ridracoli, un serbatoio appenninico d’acqua potabile essenziale per Rimini, che faceva tristezza da quanto era vuota. Di solito l’invaso torna pieno prima di Natale (www.ridracoli.it, con un bellissimo grafico), ci pensano le piogge d’autunno a colmarlo dopo i grandi consumi estivi, ma quest’anno siamo a metà aprile e il lago è ancora mezzo vuoto. I terreni di pianura sono induriti dal gran secco e per far attecchire le sementi primaverili i consorzi di bonifica hanno dato l’acqua nei canali per consentire ai contadini le indispensabili irrigazioni di soccorso. Ma non disperiamo, da qualche giorno la pressione atmosferica è bassa, timidamente le perturbazioni si riaffacciano oltre l’arco alpino, e poi, come si dice, “Aprile ogni goccia un barile”, speriamo che il proverbio non si smentisca!

 

di Vittorio Marletto – www.pianetaserra.wordpress.com, Arpa Emilia-Romagna