• Articolo Doha, 5 dicembre 2012
  • Le prime avvisaglie di un insuccesso?

    Doha: l’impegno politico che manca

  • Le ONG ambientaliste chiedono ai paesi ricchi di riparare i danni climatici, impegnandosi a “risarcire” le nazioni più vulnerabili

(Rinnovabili.it) – Anche il Summit sui Cambiamenti Climatici di Doha sembra non essere immune alle grane negoziali che hanno inficiato l’ambizione delle precedenti Conferenze delle Parti delle Nazioni Unite. Nella seconda settimana di colloqui infatti, tutto fa prevedere che raggiungere gli accordi sperati sarà, ancora una volta, una missione al limite del possibile. A dividere ed allontanare sono due questioni in particolare: i dettagli tecnici del Kyoto bis e il “risarcimento” che i Paesi ricchi dovrebbero concedere alle nazioni più povere per i danni connessi al climate change.

 

Le organizzazioni non governative ambientaliste hanno fatto appello alle economie sviluppate affinché facciano fede ad una delle clausole del trattato di Cancun  dove si indicava la necessità di “ridurre le perdite ed i danni associati al cambiamento climatico”. Ma se per oltre 100 nazioni in via di sviluppo ciò significa che i Paesi ricchi debbano assumersi pesanti responsabilità, in termini monetari, sulle conseguenze climatiche affrontate dai territori più vulnerabili, di tutt’altro avviso sembrano essere potenze come Stati Uniti ed Europa. L’irrigidimento di questi Stati alla possibilità di discutere di “risarcimento” ha spinto oltre quaranta associazioni tra cui WWF, Greenpeace ed Oxfam ha scrivere una lettera aperta ai decisori politici, denunciando ”la più grande ingiustizia sociale dei nostri tempi” e chiedendo ”un meccanismo di compensazione e riabilitazione”.

 

Sulla questione del prolungamento del Protocollo di Kyoto, se si escludono le nazioni che hanno deciso di “tirarsene fuori”, gli ostacoli da superare sono rappresentati per lo più dalle posizioni dei Paesi dell’Est Europa e dalla questione dei cosiddetti crediti “hot air”. “Il protocollo di Kyoto – ha commentato il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon – “rimane la cosa più vicina che abbiamo a un accordo globale vincolante sul clima. Si deve continuare. Si tratta di una base su cui costruire. Dispone di importanti istituzioni, tra cui sistemi contabili e giuridici e il suo prolungamento oltre il 1° gennaio 2013 dimostrerebbe il continuo impegno dei governi”.