• Articolo Roma, 26 novembre 2012
  • Albrizio: “Necessario risolvere la questione spinosa del surplus di emissioni del primo Kyoto”

    Doha: per Legambiente serve un segnale forte

  • All’apertura della conferenza ONU sul clima, l’associazione ambientalista riflette sulla necessità di dare continuità a quanto fatto, ma trovando nuovi impegni per superare la crisi climatica

(Rinnovabili.it) – Adottare il programma di lavoro della “piattaforma di Durban” e raggiungere un nuovo accordo globale giusto, ambizioso e legalmente vincolante entro il 2015. Legambiente non ha dubbi: nel giorno di apertura della Conferenza ONU sul clima di Doha, l’associazione ambientalista ribadisce la non sufficienza della riduzione delle emissioni da parte dei Paesi industrializzati per superare la crisi climatica e la necessità di “transitare” verso nuovi impegni, vincolanti secondo il principio di equità, ma differenziati tra ricchi e poveri. Per Legambiente, senza un rinnovo di quanto stabilito dal protocollo di Kyoto, ormai in scadenza alla fine di quest’anno, non solo non riusciamo a rientrare in un riscaldamento del pianeta non superiore ai 2°C, ma arriveremo addirittura a un surriscaldamento stimato tra i 3,5 e 6 gradi centigradi. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal responsabile Politiche Europee di Legambiente, Mauro Albrizio, arrivare a un “Kyoto 2” è indispensabile per garantire continuità e definire un percorso da qui al 2020; non possono però mancare all’appello Paesi come USA, Canada, Giappone e Russia, che si sono già detti contrari alla manovra.

 

«I negoziati sul “Kyoto 2” – ha spiegato Albrizio – sono a buon punto. Restano ancora da sciogliere alcuni nodi giuridici per garantire l’immediato avvio dal 1 gennaio 2013, e soprattutto resta da risolvere la questione spinosa del surplus di emissioni assegnate per il primo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto e che secondo le norme attuali possono essere conteggiate per gli impegni di riduzione del secondo periodo 2013-2020. Si tratta di ben 13 miliardi di tonnellate di CO2 (pari a tre volte le emissioni annuali dell’Unione europea) che interessano soprattutto Russia, Ucraina ed alcuni Paesi dell’est Europa».

 

Si tratta di un surplus che rischia di mandare in tilt l’intero sistema. Da qui, la necessità che Doha, per Legambiente, lanci un segnale forte, come eliminare, per esempio, i sussidi ai combustibili fossili, una mossa che come spiegato da Albrizio, farebbe risparmiare circa 800 miliardi di dollari l’anno.