• Articolo New York, 12 novembre 2015
  • Coinvolti fra gli altri gli Stati Uniti, Europa e Italia

    Due miliardi senz’acqua nel 2060, anche nei Paesi ricchi

  • I banchi di neve, preziosa risorsa di acqua stagionale, stanno riducendosi per il riscaldamento globale. L’emisfero nord del mondo è il più colpito

Due miliardi senz'acqua nel 2060, anche nei Paesi ricchi 2

 

(Rinnovabili.it) – Ampie fasce dell’emisfero nord, dimora di circa 2 miliardi di persone, potrebbero soffrire una crescente carenza d’acqua a causa della contrazione dei banchi di neve dovuta al riscaldamento globale. Entro il 2060, i dati raccolti da esperti statunitensi ed europei dimostrano che l’approvvigionamento idrico potrebbe non essere più così facile in diversi luoghi: tra questi, le regioni della California ricche di terreni agricoli e le zone di guerra del Medio Oriente. Ma anche l’Italia.

In totale, 97 bacini idrografici dipendenti dalla fusione dei banchi di neve nell’emisfero nord corrono il rischio di un declino inesorabile.

«I gestori del sistema idrico di diversi luoghi potrebbero aver bisogno di prepararsi ad un mondo in cui l’apporto della neve viene a mancare», ha detto Justin Mankin, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Earth Institute della Columbia University a New York.

 

Due miliardi senz'acqua nel 2060, anche nei Paesi ricchiLa neve è una fonte idrica stagionale importante, soprattutto attorno alle grandi catene montuose. Dalle vette, il disgelo porta acqua alle pianure durante la primavera e l’estate, quando aumenta la domanda. Ma il riscaldamento globale sta sconvolgendo questo equilibrio. Lo studio dimostra che in molte aree, le precipitazioni invernali arrivano sempre più sotto forma di pioggia, non di neve. Ciò significa che non si fissano a terra e non creano banchi che rendono l’importante risorsa disponibile con il disgelo. La poca neve che cade si ferma ad altitudini maggiori e si fonde più rapidamente.

I ricercatori hanno anche fatto un focus su 32 dei 97 bacini presi in esame, da cui dipendono quasi 1,45 miliardi di persone. Tra questi vi sono i bacini della California settentrionale e centrale, dove vengono cresciuti gran parte dei prodotti degli Stati Uniti; i bacini dei fiumi Colorado e Rio Grande, che servono gran parte del West americano e il nord del Messico; l’Atlas Basin del Marocco; lo Shatt al-Arab, che interessa gran parte del Medio Oriente, tra cui Iraq e Siria; il bacino dell’Ebro-Duero, che fornisce molta acqua a Portogallo, Spagna e Francia meridionale; una serie di bacini utilizzati dall’Italia orientale, i Balcani meridionali, diverse nazioni del Caucaso e il nord della Turchia.

Entro i prossimi 45 anni, i 2 miliardi di persone che dipendono da queste fonti stagionali dovranno trovare un modo alternativo per bere. Questo potrebbe portare ad un aumento dei prezzi e alimentare crisi politiche e sociali, in un mondo che stiamo rendendo ogni giorno più inospitale.

Un Commento

  1. ritamir
    Posted novembre 12, 2015 at 12:04 pm

    Dissalazione con energia rinnovabile, pompaggio (sempre con rinnovabili ) e stoccaggio continui in bacini naturali e artificiali. Prevenire è meglio di curare. Cominciamo a cercare i bacini naturali accessibili e a renderli efficienti, progettiamo quelli artificiali DOVE SERVONO DAVVERO e spremiamoci le meningi per creare i nuovi acquedotti del 3000. Noi non ci saremo, ma almeno non ci faremo maledire dai posteri.

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