• Articolo Roma, 4 luglio 2012
  • Tutte le storie e i numeri della criminalità ambientale nel rapporto di Legambiente

    Ecomafia 2012, la criminalità ambientale fattura miliardi

  • In aumento patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare, ma sono sempre rifiuti e cemento i due settori preferiti dall’ecocriminalità

(Rinnovabili.it) – Con oltre 16,6 miliardi di euro di fatturato, la criminalità ambientale continua a dimostrarsi un settore immune alla crisi. A raccontare in numeri di uno dei capitoli più spinosi del settore ambientale è Ecomafia 2012, l’indagine annuale di Legambiente sull’eco-criminalità e il suo business. Il rapporto, che in questa nuova edizione riporta la prefazione di Roberto Saviano, è stato presentato oggi a Roma alla presenza di Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente e Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia.

I numeri riportati dall’indagine fotografano ancora una volta una situazione “grave e impressionante”. Nel 2011 sono stati scoperti dalle forze dell’ordine 33.817 reati ambientali, quasi 93 al giorno e il 9,7% in più rispetto all’anno precedente, effettuati 8.765 sequestri e 305 arresti. Inoltre dall’inizio del 2012 18 amministrazioni comunali sono state sciolte per infiltrazioni mafiose, alcune anche al nord come nel caso di Bordighera e Ventimiglia in provincia di Imperia. Entrando nel dettaglio si scopre che durante lo scorso anno sono aumentati gli incendi boschivi (oltre 60 mila ettari di boschi devastati), i reati contro la fauna e i furti al patrimonio storico, artistico e archeologico (+13,1%), mentre sono addirittura triplicati i reati contro la filiera agroalimentare. A registrare una lieve flessione sono invece i due capisaldi dell’ecocriminalità italiana, vale a dire cemento e rifiuti, nonostante mantengano cifre da capogiro; e se l’abusivismo edilizio ha fatto registrare “solo” 25.800 casi tra nuove costruzioni o grandi ristrutturazioni nel 2011, i rifiuti gestiti illegalmente e sequestrati si sono attestati sulle 346 mila tonnellate, “come se 13.848 enormi tir si snodassero in una fila lunga più di 188 chilometri”.

“L’Italia – ha dichiarato il responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente Enrico Fontana – ha bisogno di stringere un vero patto per l’ambiente e la legalità che faccia leva sull’effettiva applicazione delle leggi e preveda nuove forme di tutela dell’ambiente dai fenomeni di illegalità. Per questo lanciamo oggi la campagna Abbatti l’abuso, perché è da qui che bisogna cominciare, non ci sono scuse. Le case illegali vanno demolite come prevede la legge. In attesa di vedere finalmente l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale, è urgente contrastare questo assalto al Belpaese compiendo tutti il proprio dovere, senza eccezioni”.

La maggior parte Il 47,7% degli eco-crimini riguarda ancora una volta Campania (in testa con 5.327 infrazioni), Calabria (3.892), Sicilia (3.552) e Puglia (3.345). Mantiene invece il quinto posto il Lazio (2.463), mentre la prima regione del nord in classifica è la Lombardia (con 1.607 reati) seguita dalla Liguria (1.464).