• Articolo Roma, 9 luglio 2018
  • Ecomafia 2018: cresce la lotta contro i reati ambientali

  • Nel 2017 boom di arresti per gli illeciti contro l’ambiente mentre cresce il fatturato dell’ecomafia grazie a rifiuti e racket animale

Ecomafia 2018
 

Legambiente presenta oggi a Roma il Rapporto Ecomafia 2018

(Rinnovabili.it) – La normativa sui reati ambientali introdotta nel 2015 nel codice penale sta dando i suoi frutti: nel 2017 il numero di arresti e inchieste nel campo dei delitti contro l’ambiente ha fatto registrare un picco unico nella storia italiana. A confermarlo sono i numeri del Rapporto Ecomafia 2018, il documento redatto da Legambiente che dal 1994 svolge attività di ricerca, analisi e denuncia del fenomeno in collaborazione con le forze dell’ordine, i magistrati e il Cresme.

Come spiega il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, i numeri del rapporto Ecomafia 2018 mostrano i “passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa“: in un anno sono stati effettuati 158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, 538 ordinanze di custodia cautelare, 11.027 sequestri e 76 inchieste per traffico organizzato di rifiuti. Ed è proprio quest’ultimo il settore dove si registra il numero più alto di illeciti, in particolar modo con finte operazioni di trattamento e riciclo. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai criminali svettano i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i RAEE, i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone.

 

Non è una sorpresa che nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso sia stato verbalizzato il 44 per cento del totale nazionale di infrazioni. La Campania è la regione in cui si registra il maggior numero di reati ambientali (4.382 che rappresentano il 14,6% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.178), dalla Puglia (3.119), dalla Calabria (2.809) e dal Lazio (2.684).

L’aumentata attività di contrasto è però conseguenza anche dell’incremento degli illeciti ambientali in Italia, cresciuti del 18,6 per cento rispetto al 2016, con un fatturato complessivo di 14,1 miliardi di euro (+9,4%) a causa della lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale. Per questo, aggiunge Ciafani, “servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente”. 

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